 “Il Viaggio di G. Mastorna”, sceneggiatura di Federico Fellini, mai divenuto film, racconta la storia di un viaggio nell’Aldilà. “Il tema è vecchio come il mondo -afferma Federico Fellini- a dirla in due parole, è la storia di uno che è morto e non lo sa. Un viaggio immaginario, ma in una dimensione sensorialmente realissima, ed esteriormente normale, a parte qualche piccolo dettaglio sospetto. È la storia del viaggio, via via sempre più strano, sempre più inquietante, di un orchestrale emiliano-romagnolo: il violoncellista Giuseppe Mastorna, che da Amburgo, con un grosso aereo di linea, deve raggiungere l’Italia, atteso com’è a Firenze per un concerto”.
A causa di una tempesta, l’aereo effettua un atterraggio di emergenza portando in salvo i passeggeri, ma è solo un’illusione…sono tutti morti. In un primo momento il protagonista non si rende conto di cosa sia realmente accaduto, luoghi e persone sembrano appartenere alla vita di tutti i giorni, ma dopo un susseguirsi di eventi capisce di essere morto. Incontra persone che hanno segnato la sua esistenza, luoghi della sua infanzia. Può salvarlo solo l’individuazione di un momento della sua vita in cui è stato se stesso. Una volta trovato, Mastorna, può proseguire il suo viaggio. Si ritroverà in una città dalle fattezze somiglianti a Firenze, è Firenze. Ripresa la sua vita, entra nel teatro dove a breve si esibirà; nella fossa d’orchestra: i suoi colleghi; su un palchetto: sua moglie; per le strade della città: la vita di tutti i giorni. “Mi ero convinto che quel film soggiacesse ad un oscuro destino avverso, e lo avevo accantonato, rimosso. Ma di tanto in tanto riaffiorava dentro di me come da una sorta di limbo, alla stregua di un fantasma, di un sogno ossessivo, di un’ombra spettrale e sfuggente. Con quel film avrei voluto liberare l’uomo dall’idea della morte, ma poco ci mancò che non liberasse me dall’idea della vita, anzi della vita stessa. Fui infatti sul punto di morire”. Con queste parole, durante un’intervista rilasciata nel 1970, il regista rievoca uno dei non-film più conosciuti e discussi nel mondo del cinema. Il viaggio di G. Mastorna è sempre stato avvolto da un alone di mistero, dal concepimento alla non-realizzazione.
Per la stesura della sceneggiatura Fellini venne affiancato da Dino Buzzati e Brunello Rondi (fedele collaboratore del regista); dall’estate del 1965 a quella del 1966 si ebbe una prima stesura del copione (da questo momento in poi il testo subirà continue modifiche). Nel frattempo Fellini firmò un contratto con il produttore Dino De Laurentis, con il quale venne concordata la produzione del ‘progetto- Mastorna’. Le premesse per iniziare le riprese del film c’erano quindi tutte, mentre lo scenografo Pier Luigi Pizzi dava  inizio, nell’estate del 1966, alla costruzione delle scenografie lungo negli studi Dinocittà, regista e produttore si interrogano sugli attori da scritturare e soprattutto sul volto da dare a Mastorna, ma non c’è una risposta certa, solo un clima di costante tensione nella loro collaborazione. Incubi sognati e segni premonitori inducono il regista ad interrompere la produzione del film. Da questo momento in poi, nonostante i successivi tentativi, Il Viaggio di G. Mastorna non ebbe il suo compimento; alcune tracce dell’opera incompiuta si trovano all’interno del film-documentario di Fellini Block-notes di un regista (1969) che raccoglie alcune immagini delle scenografie ed un provino con Mastroianni e nella trasposizione della sceneggiatura in fumetto (Il Viaggio di G. Mastorna detto Fernet), voluta dallo stesso regista e realizzata nel 1992 da Milo Manara, anche questa incompleta. Mastorna non è stato dimenticato, molteplici sono ancora oggi gli scritti dedicati al ‘Viaggio felliniano’, basti pensare alla recente pubblicazione della sceneggiatura a cura di Ermanno Cavazzoni, che ha riportato negli scaffali delle librerie una introvabile edizione del 1995. A questo punto ci si chiede, perchè dedicare a quest’opera solo fiumi di inchiostro e non provare finalmente a metterla in scena? Il mezzo di espressione di Fellini è intoccabile e proporre la realizzazione del Viaggio attraverso il linguaggio cinematografico, fissarlo all’interno di un film, potrebbe risultare inadeguato, ma pensare di adattarlo al linguaggio teatrale, forma di espressione che lo stesso regista riteneva essere fluida e nella quale l’opera non è fissata in una forma cristallizzata, potrebbe diffondere il prezioso messaggio contenuto nell’opera felliniana. E se fosse la Sicilia ad accogliere tale invito? In occasione della presentazione, nel mese di aprile di quest’anno, della Tesi di Laurea (Sulle tracce di G. Mastorna. Un’architettura effimera allo ‘Spasimo’ di Laura Inglese, Relatore: Prof. Isabella Vesco), presso la Facoltà di Architettura di Palermo, si è effettuata una trasposizione della sceneggiatura a testo teatrale (in tredici scene) e si è progettata la relativa scenografia dell’opera all’interno della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo, in quanto luogo che, nel corso della storia, è stato più volte adibito a teatro della città, ma nello stesso tempo, simbolo di una sacralità dissolta nel tempo che rafforza il messaggio trasmesso dal testo dell’opera. La costruzione del complesso dello ‘Spasimo’, risalente al 1509, prevedeva la realizzazione degli edifici conventuali e della Chiesa dell’ordine degli olivetani. Nel 1536, la Chiesa cessò definitivamente di essere luogo di culto e rivestì il ruolo di teatro della città per volere del viceré Marcantonio Colonna. Gli spazi del complesso, ora, sono stati destinati a diverse funzioni: da luoghi espositivi a sede della scuola di Jazz, dai concerti alle rappresentazioni teatrali. Per la messinscena de Il Viaggio di Mastorna, in considerazione della storicità del luogo ed allo scopo di non intaccare le strutture murarie esistenti, il progetto elaborato nella Tesi prevede, all’interno della navata centrale della Chiesa, una struttura smontabile, in alluminio, del tutto autonoma rispetto all’edificio che l’accoglie: ‘una scatola dentro la scatola’. Quella esterna è costituita dalle mura della Chiesa al cui interno è stata ideata una struttura, la scatola interna, che ripropone idealmente la fusoliera di un aereo, traendo ispirazione dal testo felliniano; tale struttura comprende sia la parte adibita a palcoscenico (con relativo progetto scenico), sia quella destinata a platea. L’architettura scenografica si compone di un sistema di pedane a quote diverse con elementi quali pannelli incernierati allo ‘scheletro dell’aereo’ ed oggetti di scena svincolati dalla struttura; i loro simultanei spostamenti e rotazioni determinano una diversa articolazione dello spazio sul palcoscenico. Ci auguriamo che il non-film felliniano possa divenire un’opera teatrale, trovando finalmente il suo compimento. La proposta è stata lanciata.
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