| Su "Voglio vivere così", i viaggi che diventano casa |
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| Scritto da redazione |
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Ci sono mete di viaggio talmente belle e affascinanti che lasciarle per tornare alla routine di tutti i giorni è un po' come morire. Posti che non si vorrebbero mai abbandonare e dove si starebbe volentieri per tutta la vota. Un desiderio che per qualcuno, dei fortunati, diventa realtà . Molte di queste storie "lieto fine" sono raccolte nel sito Voglio vivere così, portale ideato e gestito da Alessandro Castagna, socio di una piccola società di importazione di gioielli etnici. "All'inizio della mia attività viaggiavo spesso e mi venne questa idea - racconta Alessandro -. Perché non far parlare persone che hanno fatto la scelta drastica di lasciare l'Italia e dare consigli pratici a chi vorrebbe farla? Così, tre anni fa ho deciso di mettere su un sito in cui raccontare storie di amici che si erano trasferiti all'estero". "Voglio vivere così' è un progetto nato per divertimento "ma chissà che non diventi qualcosa di serio". Intanto, la redazione si è ampliata: collaborano al progetto 3 persone, mentre 6 rubriche sono curate da giornalisti, scrittori e psicologi. Spagna, Tropici e Gran Bretagna sono le mete più gettonate da chi ha raccontato la sua "fuga" a "Voglio vivere così". "La scelta della meta dipende dalla fascia d'età - spiega Alessandro -. I pensionati prediligono le Canarie e l'Andalusia certamente per il clima e per la familiarità con l'Italia". Ma tra i giovani dai trenta ai quarant'anni le mete sono altre. "In genere imprenditori, la scelta ricade sull'America latina e sui tropici. Repubblica Domenicana, Messico e Brasile". Qui risiedono le comunità italiane di "nuova emigrazione" più consistenti. A queste mete si aggiunge il Kenya. Colpiti dal "mal d'Africa", molti italiani non sono più tornati dal paese dei masai e dei kikuyu. Abbassandosi ancora di più l'està , "i ventenni, preferiscono quei luoghi in cui possano lavorare e studiare contemporaneamente - prosegue Alessandro -. In genere le due mete più gettonate sono la Gran Bretagna e l'Irlanda, dove si trova lavoro con una certa facilità e si può imparare bene l'inglese". A questi si aggiungono i ricercatori e gli studiosi che optano spesso per gli Stati Uniti e per il Canada. In genere chi compra un biglietto di sola andata per questi posti, "decide di lasciare tutto a causa di un profondo disagio nei confronti della società italiana: la difficoltà di realizzarsi nel lavoro in un sistema poco meritocratico è la motivazione principale". Ma c'è anche chi cerca un clima più favorevole per fuggire dal caos e dal traffico cittadino, e riacquistare una dimensione più umana della vita. Tuttavia, anche se molti non tornerebbero più in Italia, "tutti hanno nostalgia del cibo".      |