| Miola il cuoco adorato dai giapponesi |
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| Scritto da redazione |
Vedere turisti giapponesi in giro per le città e fotografare qualdsiasi cosa capiti sotto il ooro obiettivo è normale. Meno consueto è vedere tre nipponici che seduti attorno a un tavolino in centro a Torino (Matsuji Takeishi, Kazuyoshi Yoshii e Akio Kaneoya) a caccia di un piemontese d'altri tempi (o meglio, dei suoi discendenti) emigrato in gioventù nella loro terra: Pietro Miola, classe 1870, ex garibaldino dal carattere amabile ed eclettico. Un viaggio, insomma, per ricostruirne gli ultimi anni di vita. Ma che cosa avrebbe fatto di tanto epocale questo signor Miola così da scatenare, a distanza di un secolo e mezzo, la curiosità di questi tre signori giapponesi? La motivazione pare reggere. I nipponici sostengono che Miola deliziò il loro palato con un sapore indimenticabile: quello dei maccheroni.Spiega Matsuji Takeishi, che porta il ritratto seppiato del pioniere della pastasciutta da esportazione: "Sono il direttore della Bsn di Niigata, un'emittente per cui stiamo girando 'La storia dell'Italia Ken' che è poi la storia del grande Miola, che nel 1890 si imbarcò come maestro di mensa sulla Principessa Clotilde (una nave della marina militare italiana - che all'epoca fece due viaggi in Giappone, uno nel 1868 e uno nel 1871, ndr)". Fin qui, c'è poco strano, ma Takeishi non si fa pregare per arrivare lentamente al punto, con i tempi del racconto fantastico: "Una volta lasciata la nave, Miola prima lavorò in un circo e poi arrivò a Niigata nel 1874. In questa città seppe conquistare la fiducia e la simpatia del governatore della provincia il quale finanziò con 200 yen di denaro pubblico la sua prima impresa commerciale - una macelleria e una latteria con vendita di altri prodotti alimentari di importazione e annesso un ristorante italiano". Eccolo, il nocciolo dlela questone: "Nel 1875 il nostro beneamato Miola aprì il suo primo ristorante, 'Italia Miola', e la città non fu più quella di prima. Il locale riscosse subito un enorme successo. I clienti aumentavano di mese in mese, al punto che nel 1881 Miola trasferì il locale in un nuovo edificio di stile occidentale dipinto di verde e lo ribattezzò "Italia Ken". "Ancora oggi - spiega Takeishi - questo ristorante-albergo esiste: non ha cambiato indirizzo e porta lo stesso nome: non sa quanta gente si chiede, guardando la fotografia del suo fondatore, che fine abbia fatto una volta lasciato il locale e se siano vivi i suoi pronipoti». Perché Miola lasciò definitivamente il Giappone nel 1912 per ritornare in Piemonte dove morì nel 1920. «Noi siamo arrivati qua - spiega Akio Kaneoya - attuale direttore dell'Hotel Italia Ken per capire se abbia ancora parenti a Torino, staremo qui tre giorni, ma poi ci sposteremo anche in altre città del Nord Italia, perché non possiamo arrenderci tanto facilmente. Per i nostri nonni è stato un mito, ci ha fatto conoscere una cucina indimenticabile, era simpaticissimoo e raccontava l'Italia come nessun altro sapeva fare. Dobbiamo assolutamente ritrovarlo". "Siamo muniti di una buona interprete e intenzionati a telefonare a tutti" relaziona Yoshii, producer Bsn. Insomma, cercasi Miola disperatamente. E pazienza se torneranno a Niigata con un replicante dell'ex garibaldino, in tutto e per tutto identico al fondatore del ristorante "Italia Ken", ottenuto fotografando meticolosamente i suoi simil-eredi.     |