| I film italiani in lizza per il Festival di Cannes |
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| Scritto da redazione |
![]() Una rosa di nomi ricca e che rappresenta l'Italia non solo geograficamente, ma anche nella storia. A quasi un mese dalla conferenza stampa parigina in cui verrà annunciato il programma del sessantatreesimo Festival di Cannes, il cinema italiano è col fiato sospeso, in attesa di conoscere i titoli dei film che parteciperanno alla competizione. Magari la Roma proletaria di Daniele Luchetti, oppure l'Italia risorgimentale di Mario Martone, o ancora la Napoli multietnica di Stefano Incerti e la Germania contagiata dal malaffare nostrano di Claudio Cupellini. Sono queste le pellicole più accreditate, che sperano di sbarcare al Lido, e affrontare le votazioni della giuria guidata da un presidente geniale e imprevedibile come Tim Burton.
Intanto sono attese, come sempre, le grandi firme del cinema internazionale e tra gli invitati molto probabili, il maestro iraniano Abbas Kiarostami con Copia conforme, il film girato in Toscana, tra Arezzo e San Gimignano, con protagonista Juliette Binoche nei panni di una gallerista francese, e You will meet a tall dark stranger, ultima opera di Woody Allen con cast scintillante, da Anthony Hopkins a Naomi Watts, da Antonio Banderas a Frieda Pinto. Per tutti, al momento, vale la regola d'oro del silenzio, un po' per scaramanzia un po' per rispettare il riserbo dei selezionatori francesi. Però, le voci, inevitabilmente, girano.
Il film di Luchetti, titolo La nostra vita, interpreti Elio Germano, Isabella Ragonese, Luca Argentero, Raoul Bova, Luca Zingaretti, è sicuramente tra quelli in ottima posizione. Sullo sfondo popolare di quartieri come la Bufalotta e Ponte di Nona, il regista, molto apprezzato oltralpe dai tempi del Portaborse (che fu invitato sulla Croisette come Domani accadrà e come Mio fratello è figlio unico), racconta la storia difficile di un lutto elaborato male. Invece di attraversare e superare il buco nero del dolore causato dalla morte della moglie, il protagonista, l'operaio Elio Germano rimasto solo con due bambini da crescere, si lancia in una folle rincorsa del denaro che gli fa perdere il senso della legalità , ma soprattutto della vita. Nella vicenda individuale, ha spiegato Luchetti, c'è l'immagine più ampia di un Paese che ha perso la bussola dei valori, convinto che i soldi possano essere più importanti dei sentimenti. Su Noi credevamo, basato sul romanzo storico di Anna Banti, prodotto da Palomar con il sostegno di Raicinema, e dedicato all'avventura degli uomini che fecero l'unità d'Italia, sono già in molti a scommettere. C'è il regista importante, il tema cruciale, una nutritissima squadra di talenti italiani. Ma proprio per tutte queste ragioni, e poi perché la fase del montaggio è particolarmente impegnativa (sono in cantiere due versioni, una per il cinema e una per la tv), il film fa gola anche alla Mostra di Venezia e comunque, a differenza di altre opere, non ha bisogno della platea di un festival per prendere il volo. Sarebbe importante la prima volta a Cannes, se non in concorso, almeno al "Certain regard" per Claudio Cupellini, autore di Una vita tranquilla, thriller ambientato nei dintorni di Francoforte e costruito intorno alla figura di un uomo in fuga dal suo passato. Il soggetto richiama, anche se non direttamente, i fatti legati alla strage di Duisburg del 2007. Il protagonista è Toni Servillo il quale, oltre ad apparire nell'epopea di Noi credevamo, è anche il giocatore accanito di Gorbaciov - il cassiere col vizio del gioco di Stefano Incerti, altro titolo in corsa per la Costa Azzurra. Se i tre registi fossero selezionati, Servillo potrebbe affrontare per ben tre volte la scalinata rossa del Palais. Tra le altre pellicole un po' meno quotate ci sono I baci mai dati di Roberta Torre con Donatella Finocchiaro, A woman di Giada Colagrande con Stefania Rocca e Willem Dafoe, marito dell'autrice, Le quattro volte di Michelangelo Sammartino, La misura del confine di Andrea Papini. Più orientati verso il Lido di Venezia dovrebbero invece essere Saverio Costanzo con La solitudine dei numeri primi, tratto dal romanzo-fenomeno di Paolo Giordano e prodotto da Medusa, e La bellezza del somaro, il nuovo film diretto da Sergio Castellitto, scritto con la moglie Margaret Mazzantini, attualmente in fase di montaggio.       |