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Philippe Petit, un artista con i piedi sulle nuvole PDF Print E-mail
Written by Donatella Spadaro   
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Philippe Petit artista con i piedi sulle nuvole“I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni”. Parola di Philippe Petit. Il noto funambolo francese ha vissuto delle esperienze al limite del possibile regalando indimenticabili spettacoli ad alta quota. L’aria e lo spazio, tra cielo e terra, costituiscono il suo teatro, dove sfida con tenacia, la gravità e il conformismo. Un cavo da percorrere (senza alcuna protezione), energia interiore, grande coraggio, determinazione e travolgente passione sono i suoi unici compagni d’avventura. Era il 1971 quando Philippe, oggi sessantenne, compie la sua prima impresa a Parigi, camminando nel nulla su una corda tesa tra i campanili di Notre Dame. In quarant’anni, passeggia tra le nuvole ovunque, dalle cime del più grande ponte ad archi del mondo, dell’Opera House e dell’Harbour Bridge di Sidney nel ‘73, alle grandi cascate del Niagara. Dal Superdome di New Orleans, alle guglie della cattedrale di Leon in Francia, fino alla camminata di 800 metri su di una corda tesa, in diagonale e in pendenza, sino al secondo piano della Tour Eiffel. In un luminoso mattino d’estate del 1974, realizza il suo sogno più grande.

Dopo aver preparato accuratamente l’impresa, il funambolo più famoso del mondo, beffando la sicurezza, cammina per una quarantina di minuti lungo un cavo d’acciaio a 400 metri di altezza tra i due grattacieli più alti del mondo, le Torri Gemelle di New York, simbolo del progresso e dell’ottimismo occidentale. Philippe è molto amato dalla gente comune, perché disobbedendo alla forza di gravità, riesce a tenere tutti col fiato sospeso. Si narra che in una sua passeggiata nel cielo di Gerusalemme, unì migliaia di arabi e israeliani in un applauso d’incitazione. Un tempo si esibiva in modo furtivo, illegale, senza preavviso, motivo per Una immagine del funambolo artista Philippe Petitcui nel corso della sua vita ha accumulato un numero sorprendente di arresti, circa 500. La sua vita è un groviglio di emozioni, sinonimo di un grande senso di libertà che si esprime fin dall’infanzia nell’arte della magia e dei giochi di prestigio. A diciotto anni comincia a girare il mondo, vivendo di espedienti, esibendosi per strada, e sfuggendo alla polizia con un monociclo. Petit non si è mai esibito per soldi, nonostante avrebbe potuto avere molti sponsor, né per gloria. Ha dichiarato in passato: «non m’interessano i record, pur avendoli battuti tutti». Oggi abita nel triforio di una cattedrale in costruzione, dove possiede gallerie sotterranee, cantine segrete, dove gioca a scacchi da solo, dipinge, scrive poesie. Molti si augurano che stia studiando grandi imprese future, che lui definisce “passeggiate” nel cielo.

Su quelle passate, Philippe Petit ha scritto tre libri. Trattato di funambolismo lo scrive a soli 17 anni basandosi più sulle intuizioni che sugli aspetti pratici del funambolismo. In Toccare le nuvole. Fra le Twin Towers, i miei ricordi di funambolo racconta con ricchezza di dettagli la progettazione, la pianificazione e la realizzazione della “passeggiata” tra le due Torri del World Trade Center di New York. Infine, Credere nel vuoto si propone “di porre domande che non cercano mai una sola risposta”, ha rivelato, su temi che intersecano la filosofia, la teologia, le scienze sociali e umane. Philippe ha spiegato come le sue imprese siano innanzitutto una “faccenda di testa”, prima ancora che una performance fisica, spostando l’attenzione sulla capacità dell’individuo di fronteggiare difficoltà, fatiche, insidie ambientali in una pratica che è innanzitutto mentale. «Bisogna innanzitutto volere e credere, è una faccenda di fede» ha rivelato più volte. Tuttavia, Philippe Petit, ha passato la vita a disubbidire, mantenendosi a cauta distanza dalle religioni rivelate. «Non credo in Dio, e nemmeno negli psicanalisti» ha enunciato in passato. L’unica fede che davvero coltiva è la tenacia, la forza interiore che rende l’uomo un po’ più sovrumano. In tal modo è molto più vicino agli dèi di noi quaggiù. I miti antichi raccontano che gli onnipotenti s’indignavano se qualcuno si accostava a loro in modo troppo impertinente e lo facevano precipitare. Ora invece stanno a guardare quell’uomo che sale in cielo discreto, a piedi quasi scalzi, come un mistico che cerca l’assoluto.


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