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Written by Carlo Di Franco
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Dicembre è un mese di grande fervore di fede. Dai suoi primissimi giorni si susseguono le feste religiose come le ricorrenze di San Nicola, dell'Immacolata, di Santa Lucia, celebrate e riverite ancora oggi come si usava una volta. Il loro coronamento naturale è il Natale con tutto il suo carico di tradizioni: dalle novene, passando per i canti, fino al presepe. Ma, oltre ai momenti liturgici e ludici, per onorare le sante feste ai palermitani non devono mancare i momenti gastronomici in cui a festeggiare sia innanzitutto la pancia.
Una volta, la cosa che più richiamava l'attenzione per le strade piene di luminarie e bancherelle natalizie, erano le botteghe di frutta - putie - sia fresca che secca, dove tutto era scintillante e a primeggiare erano gli agrumi con i loro colori arancio-oro.
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U fruttu spinusu alias il fico d'india |
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Written by Carlo Di Franco
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 Nella commedia in dialetto siciliano " L'area del Continente", il protagonista scopre che la donna che amava era " Carrapipana" (di Valguarnera Caropepe in provincia di Enna) e non una "continentale" come credeva perché andava pazza per i fichi d'india. La donna era anche solita sputare i semi contenuti all'interno di questo succulento frutto molto apprezzato nel Palermitano e in tutta la Sicilia. A parte la metafora, il " vegetale spinoso" è divenuto nei secoli la metafora di una Sicilia arcaica e, principalmente una consuetudine stagionale per quei palermitani che non sanno rinunciare a certe tradizioni culinarie, goloserie che vengono definite liccumìe.
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Dimmi di che "pasta" sei... |
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Written by Carlo Di Franco
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 Difficilmente un palermitano rinuncia ad un piatto di pasta all’ora di pranzo o in uno dei due pasti principali. Fascino irresistibile, è la più prestigiosa pietanza, per tutti di qualsiasi grado sociale: nel passato, ma anche nel presente è considerato il piatto unico delle mense più modeste. Arricchita spesso d’ingredienti vari, soprattutto verdure e ortaggi secondo quanto la campagna offre in quel determinato periodo dell’anno, oppure pesce, carne, uova e formaggi, tuttavia non di rado viene condita nei modi più semplici e sbrigativi. Per un buon risultato della pietanza, è molto importante la scelta del formato della pasta, che deve legare con l’ingrediente adoperato. E molti sono quelli che sono utilizzati nei primi piatti della cucina siciliana, tra cui il pesce azzurro che abbonda tantissimo nei nostri mari isolani, così chiamato per l’aspetto di un azzurro luminescente e perlaceo.
Le sarde insieme al finocchietto selvatico si amalgamano con passolini e pinoli (quest’ultimo ottimo disinfettante intestinale naturale) e mescolate ai “maccheroni” creano il più famoso piatto unico della Sicilia nonché la regina della sua tradizione culinaria.
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In giro per i mercati di Palermo |
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Written by Carlo Di Franco
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La nostra passeggiata può iniziare dalla gente che popola questa città; la sproporzione è una delle chiavi interpretative per comprendere appieno la loro anima: qui non sembra mai esistere una via di mezzo. Ogni visitatore potrà verificare questo assunto immergendosi in una delle strade principali, via Maqueda, arteria che, insieme alla parallela via Roma, la percorre da un capo all’altro. Basterà percorrere pochi metri dai quattro Canti di città”, l’incrocio principale della città, chiamato croce barocca o, se preferite, Teatro del Sole, Si tratta di un punto di incontro dei due assi viari più antichi di Palermo: il Cassaro e via Maqueda. Immettersi in via Roma, scendendo pochi gradini ci si introdurrà in uno dei posti più caratteristici di Palermo: il mercato storico della “Vucciria”.
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