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Catania festeggia Sant'Agata tra processioni e cibo PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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La statua di Sant'Agata portata in processione a CataniaIniziano ogni 3 febbraio per concludersi la mattina del 5 i festeggiamenti religiosi in onore di Sant'Agata, la patrona di Catania. Diversi i riti e gli appuntamenti e i riti della manifestazione, a partire dalla processione con l'offerta della cera, una processione della luminaria, a cui partecipano il clero, le autorità cittadine con in testa il sindaco e la giunta comunale, gli antichi ordini militari e cavallereschi. Si parte dalla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a caccaredda (ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant'Agata), per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale dedicata alla patrona. In testa ci sono le undici cannalore, seguite dall'arcivescovo metropolita, dai capitoli delle basiliche Cattedrale e Collegiata, dal sindaco con la giunta comunale, le autorità civili e militari oltre al clero dell'arcidiocesi.
Il primo cittadino si reca quindi alla chiesa di San Biagio su di una carrozza settecentesca, la carrozza del Senato catanese, assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità sono sulla seconda carrozza più piccola. Entrambe le carrozze sono esposte nell'atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania.

Il 4 febbraio viene celebrata la messa dell'aurora, la prima funzione religiosa in onore della santa, dove alla presenza dei devoti con indosso il caratteristico sacco bianco esce il simulacro e lo scrigno dalla camera blindata in cui sono conservati.
Alla fine della messa, il fercolo con sant'Agata, preceduto dalle cannalore, inizia il giro esterno della città. La prima parte del percorso attraversa Porta Uzeda con 'a calata da marina, attraversa via Dusmet passando sotto i bastioni delle cinquecentesche mura di Carlo V. Il fercolo continua lungo altre strade fra la fola dei devoti. Durante il giro, fa una una sosta in piazza Carlo Alberto, davanti il Santuario della Madonna del Carmine, quindi raggiunge piazza Stesicoro dove ci sono i luoghi che ricordano il martirio. Qui si trova la Chiesa di Sant'Agata al Carcere e la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace, dove Agata subì il martirio. Lungo a cchianata de' Cappuccini, il fercolo di sant'Agata viene trainato di corsa fino alla cima, arrivando davanti la Chiesa di san Domenico, nella omonima piazza.


Raggiunta la chiesa di Sant'Agata la Vetere, la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma per alcune ore. Di sera, dopo la messa riprende il giro esterno attraverso i quartieri dell' antico corso, dei cappuccini, del 'u futtinu, di san Cristoforo e degli Angeli custodi, per rientrare in cattedrale, alle prime luci dell'alba, dove vengono sparati i fuochi pirotecnici.
Il 5 febbraio si celebra il solenne pontificale, a cui partecipano i vescovi di tutta la Sicilia, tutto il clero catanese, le autorità civili e militari e i fedeli. Nel pomeriggio, alle diciotto inizia il giro interno della città. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, per deviare poi in via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour, 'u bbuggu dove, davanti la Chiesa di Sant'Agata al Borgo, dove c'è un altro spettacolo pirotecnico.


Quindi la processione scende la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti, dove gira a destra per fare di corsa a cchianata 'i Sangiulianu, uno dei momenti più spettacolari, quindi entra in via Crociferi ed è lì che le suore di clausura intonano cantando la preghiera recitata dalla martire di ritorno nel carcere. Infine si dn irige verso la cattedrale. Viene effettuata l'ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro le grate del loro monastero, intonano dei canti a sant'Agata.

Ormai è una tradizione il ritardo con cui la santa rientra in cattedrale. Ritardo dovuto alla estrema lentezza con cui la patrona viene portata in processione l'ultimo giorno, il cinque febbraio, lungo il tragitto che vede protagonista il cuore barocco della città, via Etnea, via Caronda, piazza Cavour, il cosiddetto Borgo, per poi ritornare nuovamente in via Etnea, fino ai Quattro Canti, dove la processione prende la salita di via di Sangiuliano. È qui che si verifica la parte più suggestiva di tutta la serata, con il tradizionale canto delle suore di clausura della chiesa san Benedetto, nel pittoresco scenario di via Crociferi, la più conosciuta via barocca di Catania, dove le religiose intonano un canto in onore della vergine martire. Una tradizione in realtà recente, tant'è che risale a una decina di anni fa. Il testo cantato sarebbe quello scritto e musicato da un autore siciliano, un certo Tarallo, e che riprende la preghiera rivolta a Dio dalla giovane catanese in seguito alle sevizie subite.


Un'altra tardizione il vede centro storico della città tingersi di rosso, come il sangue versato dalla giovane vergine uccisa. A colorare la città di porpora, simbolo anche della supremazia e della forza di Dio, è il "Velo di sant'Agata", il drappo di velluto diventato una reliquia miracolosa che viene appeso ai balconi dei palazzi sia storici che di normali cittadini. Al velo sono attribuiti infatti diversi miracoli, il primo è quello che salvò la città etnea dalla lava fuoriscita dalle eruzioni del vulcano. Altro elemento caratteristico della festa è il sacco bianco indossato da uomini, donne e bambini, da non confondere invece con il vestito verde della Santa. Alcuni di coloro che indossano questi abiti, per devozione, trainano il fercolo della santa o ancora chi porta a braccio la candelora, facendole fare la cosiddetta "annacata", il caratteristico movimento che fa andare su e giù la candelora e che la fa ruotare su se stessa. Quest'anno l'amministrazione ha voluto celebrare la santa con una mostra dedicata a Sant'Agata e che è stata allestita in tre sedi differenti.


Anche la gastronomia ha una sua parte non trascurabile. Le strade e piazze centrali della città, infatti si sono riempite dei banchi di ambulanti che vendono i tipici dolci siciliani, dal torrone più tradizionale, fatto di zucchero e mandorle, nelle varianti con nocciole e semi di sesamo, al torrone bianco, alle caramele frutta secca, candita, mele sciroppate, zucchero filato, pop corn e l'immancabile "calia e semenza" (ceci e semi di zucca fatti essiccare, tostare e salare). Ma la cucina catanese in questo periodo si arricchisce anche dei dolci di sant'agata, che richiamano proprio al martirio subito dalla giovane, come i "minni ‘i sant'Aita" ( i seni di sant'Agata, piccole cassate ricoperte di glassa bianca e guarite da una ciliegia). La leggenda poi riporta anche "l'alivuzzi di sant'Aita" (le olivette di sant'Agata, dolci di pasta di mandorla, ricoperti di zucchero o cioccolato e colorati di verde per riprodurre proprio la forma delle olive. Secondo la tradizione, infatti, Agata, inseguita dagli uomini del proconsole Quinziano si è fermata per riposare e mentre allacciava un calzare le sarebbe apparso un albero di olivo che le diede riparo e cibo.


Oltre a questo le pasticcerie sono piene di frutta martorana, di arancini al ragù e al pistacchio di Bronte e poi ancora cannoli ripieni di ricotta e svariati dolci a base di mandorle e zucchero. Ma se questo è il dolce, il salato è altrettanto caratteristico banco all'aperto dei macellai di care equina che davanti ai clienti preparano panini caldi con carne di cavallo appena arrostita, oppure ripieni di carne di maiale o ancora salsiccia, il tutto accompagnato da un bicchiere di vino patronale, servito in un bicchiere di plastica, nel più tradizionale spirito dell'"arrusti e mangia".

Ma il devoto doc di sant'Agata non può non acquistare il cero votivo, una candela di cera gialla alta anche un metro e mezzo e che viene portato a braccio e acceso durante la processione. È proprio durante questa fase che i catanesi intonano il più celebre dei motti, una specie di filastrocca che ripetuta costantantemente che ha un vero e proprio potere catartico ed evocativo, "Cittadini, semu tutti devoti tutti?" e a quel punto la massa dei fedeli, una folla oceanica che si perde lungo via Etnea, risponde urlando quasi all'unisono "Cettu, cettu". Proprio in questi momenti sono tantissimi i devoti che chiedono una grazia alla santa, o chi ringrazia per averne ricevuta una e, che nella maggior parte dei casi riguarda questioni di salute o di legge. Ed è proprio con questo grido invocativo ed evocativo che la scorsa mattina i fedeli catanesi hanno riaccompagnato la santa in cattedrale, dove riposerà in attesa delle prossima uscita.

 

 

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