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Maurizio Fornari, il fuoriclasse della chirurgia spinale |
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Written by Junio Tumbarello
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È considerato uno dei numeri uno della chirurgia spinale. Oggi, grazie a lui, sono in molti ad aver riacquistato la capacità di una vita felice senza dolori e senza problemi nei movimenti. Maurizio Fornari è primario della divisione di neurochirurgia all'istituto Galeazzi di Milano, e ha un passato di successi nel campo della medicina e della ricerca. La sua branca, la chirurgia spinale, si occupa degli interventi che possono essere praticati sulla colonna vertebrale: il tratto cervicale, cioè la regione concernente il collo, quello dorsale - nell'ambito della schiena - e quello lombare, la parte inferiore del tronco. Il luminare è nato a Milano nel 1950, dopo la laurea e la specializzazione, si è formato a New York al Mount Sinai Hospital e poi, dal 1975 al Duemila, al Centro Neurologico Besta di Milano. Al professor Fornari, Utility ha chiesto qualcosa di più sul livello dell'evoluzione di questa miracolosa disciplina medica, che nasce dalla fusione di due competenze, l'ortopedica e la neurochirurgica, e che dà speranza ai milioni d'italiani che oggi sono affetti da patologie legate alla colonna vertebrale.
Abbiamo tentato di raggiungere il noto primario a telefono, ma i primi due tentativi sono stati vani: abbiamo quindi pensato che fosse occupato in sala operatoria, quando finalmente, siamo riusciti a metterci in contatto con lui, siamo andati in fondo alla questione...
Stamattina è già entrato in sala operatoria? "Ho già portato a termine due interventi, tra cui un'operazione per un'ernia del disco lombare, una patologia che affligge una percentuale enorme della popolazione, intorno al trenta o quaranta per cento. Bisogna sempre considerare i diversi aspetti anatomici, come una semplice occlusione o le ernie ostruenti che chiudono l'intero canale. A prescindere dal tipo di anatomia, quello che conta per operare o meno un'ernia sono i disturbi che ha il paziente".
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Sgarbi come Alice, nel Paese delle meraviglie |
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Written by Junio Tumbarello
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Non passa un solo giorno che non lo si veda in tv. E i suoi interventi, vuoi per la sua indubbia cultura, vuoi per i suoi modi a dir poco turbolenti, non passano certo inosservati. Critico e storico dell'arte, scrittore e uomo politico, Vittorio Sgarbi è autore de "L'Italia delle meraviglie - una cartografia del cuore", una guida d'arte e turismo che racconta emozioni e sensazioni legate a diversi luoghi del nostro Paese. Utility ha chiesto al dimissionario sindaco di Salemi, cittadina in provincia di Trapani, le cui iniziative sono spesso frutto della giusta alchimia tra genio e follia, perché ha scelto di descrivere nel suo libro alcuni luoghi anziché altri e in che modo ha conosciuto i territori e le opere che descrive L'Italia delle Meraviglie è un viaggio attraverso i tesori più nascosti del nostro Paese. Ce ne parli."Il libro, in generale, è la mia visione del viaggio sulla scia dei grandi viaggiatori. Viaggiatori noti e meno noti che hanno lasciato pagine straordinarie ispirate all'Italia". E il suo libro, questa personalissima cartografia del cuore, che tipo di viaggio in Italia racconta?"Il concetto di viaggio in Italia è quello che ha mosso Montaigne e Goethe, senza dimenticare personaggi come Charles De Brosses e Guido Piovene. E ovunque e comunque, questi viaggi, talvolta anche negli stessi luoghi, hanno prodotto letteratura. Quella del nostro Paese è una bellezza che non è soltanto da ammirare, ma che evoca sogni, fantasie, e che, soprattutto, ha mistero, perché in Italia, attraverso gli scavi archeologici e ricerche, appaiono continuamente delle opere totalmente imprevedibili, dai Bronzi di Riace al Satiro Danzante. Da noi non c'è un percorso ‘fossile' come potrebbe accadere in Francia o in Grecia. È normale, quindi, che le nuove scoperte siano raccontate con nuovi libri di viaggio". Assodato che il legame tra cultura e geografia è molto stretto, la letteratura può servire da volano per il turismo e lo sviluppo del territorio?"In Italia ci sono cose che non tutti conoscono, ma che continuamente appaiono in tv o sui media. Ci sono altri luoghi che sono stati sottovalutati e che possono essere rivalutati, come è accaduto a Salemi. Oggi, infatti, Salemi è una meta di viaggio che un tempo non era e questo si deve a me che ne sono il testimone diretto. In Italia abbiamo dei luoghi in cui il turismo è stato favorito dalla letteratura, come Taormina con Von Liebe, Capri con Fersen, Spoleto con Menotti e ora Salemi con Sgarbi. Ci sono luoghi che trovano proprio nelle persone che li abitano, o che li raccontano, un'ulteriore capacità di rivelare qualche cosa che c'era e che non era stata espressa. Come d'altronde è il mio caso specifico come sindaco di Salemi". Ci spieghi meglio..."Ho aggiunto una città come Salemi alle mete di viaggio e ho scavato fino a trovare delle cose nascoste. Certo, tutto sommato, non sono stato il primo a farlo, perché c'è la Sicilia che ha raccontato Goethe e che Goethe ha fatto diventare tale, e c'è, anche, una Capri che è divenuta tale grazie a quel movimento di omosessuali che l'hanno resa particolarmente curiosa". I libri come il suo e, anche se in chiave differente, periodici e guide di viaggio servono a far conoscere i luoghi e a diffonderne la cultura e la bellezza."Il mio libro in particolare, ma i libri di viaggio in generale, sono frutto delle condizioni di affinità di spirito fra i luoghi e le persone". Il suo libro ha il pregio, tra le altre cose, di svelare posti e tesori nascosti agli occhi dei più."Ho preferito non descrivere cose già conosciute, cercando e raccontando quelle meno note. C'è solo un capitolo un po' differente dagli altri. È la parte del libro che riguarda Venezia e che ho preferito mettere in appendice perché è il capitolo più organico. Lì c'è una descrizione precisa, chiesa per chiesa e museo per museo, delle opere d'arte più importanti. L'ho messo in appendice perché troppo diverso rispetto al resto, il libro ha un percorso rapsodico e capriccioso. Molti rimarranno colpiti dalla scoperta di opere e luoghi che non si sarebbero aspettati fossero così belli". In che modo, nel suo lungo percorso, si è innamorato dei luoghi che descrive?"Ho seguito una donna che era Ilaria del carretto, una scultura meravigliosa di Jacopo della Quercia, che mi venne voglia di andare a vedere in coincidenza perfetta con l'inizio del mio viaggio in Italia. Un viaggio che non ha niente a che fare con la voglia d'indipendenza e scoperta degli adolescenti. Io ho cominciato il mio viaggio a diciannove anni, quando ho preso la patente e mi hanno regalato l'automobile". E questo libro racconta luoghi che ha visto durante quel viaggio?"Ho cominciato a viaggiare a quell'età e da allora non mi sono mai più fermato, guidando per chilometri e chilometri da solo o con amici. In quel viaggio, la mia prima tappa fu Lucca con Ilaria del carretto, dove c'è questa donna che dorme, che è una figura quasi vivente e che è forse la prima immagine che io ho visto".
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Alessandro Cecchi Paone: esploratore dei tempi moderni |
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Written by Junio Tumbarello
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Conosciuto dal grande pubblico per i suoi documentari, le trasmissioni come "La Macchina del Tempo" o "Appuntamento con la storia" e i suoi viaggi su Marcopolo, il canale di cui è direttore di rete su Sky, Alessandro Cecchi Paone, classe 1961, gira il mondo in lungo e in largo per lavoro e per passione. Per chi non lo sapesse ha debuttato "in bianco e nero" nel 1977 sulla Rai come conduttore di un tg per ragazzi. Oggi, tra un documentario e un impegno televisivo, è professore di Storia, Teoria e Tecnica del Documentario all'università di Milano Bicocca e Napoli Suor Orsola Benincasa, e insegna giornalismo, marketing e comunicazione culturale in alcuni master di prestigiosi atenei italiani. Assieme a lui gli italiani hanno potuto conoscere, tra le altre cose, il tragitto di Ulisse, il viaggiatore per antonomasia e le gesta di Alessandro Magno, di cui Cecchi Paone sta ancora cercando la tomba. Utility Magazine ha chiesto al noto giornalista ed esploratore, di raccontare la sua vita in viaggio, alla scoperta della storia e delle meraviglie del mondo. Che importanza ha il viaggio nella tua vita?"Il viaggio per me non si limita a essere un elemento importante ma è l'asse portante. Io sono in viaggio per lavoro praticamente da 35 anni. La mia professione di documentarista, giornalista, reporter ed esploratore, mi ha portato e mi porta tuttora in giro per tutto il mondo. Senza contare la quotidianità che è fatta di riunioni, incontri, convegni, congressi e che mi costringe a viaggiare ininterrottamente. Il viaggio è la mia vita, anche perché rappresenta un perno della mia sfera personale e privata". Tra i tanti luoghi in cui hai vissuto, uno di questi è la Spagna. "Sì, perché i miei amori femminili e maschili, sono sempre stati anch'essi "fuori porta". Non sono stato stanziale neanche in quello. La mia prima fidanzata era persiana. La donna con cui sono stato sposato per sette anni era spagnola, due ragazzi siciliani e uno olandese. Insomma per me il viaggio è veramente il perno dell'esistenza, sia professionale che privata." Ricordi qualcosa del tuo primo viaggio?"Tutta la mia famiglia era fatta di viaggiatori. Per passione e necessità. Ricordo sempre di aver viaggiato, magari in auto da una parte all'altra d'Italia per andare a trovare parenti e amici. Il viaggio più bello che io ricordi è quello fatto a Venezia. Era il primo viaggio in aereo -dovrei avere avuto tra i dodici e i tredici anni- in compagnia dei miei e di mio fratello. Perché mi è rimasto impresso proprio quello? Eravamo tutti insieme, la prima volta in una grande città e con in aereo. Fu una sorta di battesimo del viaggio e lo ricorderò sempre". E il viaggio più brutto?"Devo dire di essere un uomo fortunato. Di viaggi terrificanti non ne ricordo: certo c'è stato qualche spostamento per lasciare una persona per una storia d'amore finita o perché qualche parente anziano, come è nella logica della vita, è venuto meno. È chiaro che, facendo questo mestiere, mi è capitato di ammalarmi durante qualche giro per il mondo mentre giravo dei documentari. Nel deserto della Mauritania mi è venuta la febbre a quarantuno gradi e quando sono salito sull'aereo dell'Air France a Nouakchott, mi è sembrato il paradiso. Insomma nessuna non ricordo nessuna esperienza catastrofica legata ai viaggi che ho compiuto fortunatamente".
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Intervista a “Il Gruppetto” de “La famiglia Lo Cicero” di Zelig |
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Written by Roberta Cicero e Junio Tumbarello
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Se, come diceva il filosofo francese Henry Bergson, la comicità è tale perché in essa è insito necessariamente qualcosa di umano, allora loro di umanità ne hanno da vendere. I "loro" in questione sono Emanuela D'Antoni, Giorgia Lo Grasso, Giuseppe Sorgi e Rosario Terranova, i simpatici e bravi componenti de " Il Gruppetto", noto per le esilaranti esibizioni de " La famiglia Lo Cicero" sui palchi di Zelig e del Maurizio Costanzo, oltre che per le loro tournee teatrali in giro per l'Italia. Palermitani doc ma dotati di una comicità dai ritmi internazionali, i quattro attori che non nascondono la loro intima vocazione teatrale hanno letteralmente sfondato il piccolo schermo grazie agli sketch dei coniugi Lo Cicero, la cui figlia vuole diventare ingegnere, e che loro vorrebbero, invece, velina, letterina o concorrente del Grande Fratello: chiave del successo dei tempi moderni. Proprio "Il Gruppetto" calcherà il palcoscenico dei Parioli dal 6 aprile al 18 aprile 2010. A Rosario Terranova, alias "signor Lo Cicero" abbiamo chiesto di raccontarci la storia de "Il Gruppetto" e un'anticipazione sui progetti per il futuro dei simpatici componenti del noto gruppo comico.
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