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Sgarbi come Alice, nel Paese delle meraviglie |
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Written by Junio Tumbarello
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Non passa un solo giorno che non lo si veda in tv. E i suoi interventi, vuoi per la sua indubbia cultura, vuoi per i suoi modi a dir poco turbolenti, non passano certo inosservati. Critico e storico dell'arte, scrittore e uomo politico, Vittorio Sgarbi è autore de "L'Italia delle meraviglie - una cartografia del cuore", una guida d'arte e turismo che racconta emozioni e sensazioni legate a diversi luoghi del nostro Paese. Utility ha chiesto al dimissionario sindaco di Salemi, cittadina in provincia di Trapani, le cui iniziative sono spesso frutto della giusta alchimia tra genio e follia, perché ha scelto di descrivere nel suo libro alcuni luoghi anziché altri e in che modo ha conosciuto i territori e le opere che descrive L'Italia delle Meraviglie è un viaggio attraverso i tesori più nascosti del nostro Paese. Ce ne parli."Il libro, in generale, è la mia visione del viaggio sulla scia dei grandi viaggiatori. Viaggiatori noti e meno noti che hanno lasciato pagine straordinarie ispirate all'Italia". E il suo libro, questa personalissima cartografia del cuore, che tipo di viaggio in Italia racconta?"Il concetto di viaggio in Italia è quello che ha mosso Montaigne e Goethe, senza dimenticare personaggi come Charles De Brosses e Guido Piovene. E ovunque e comunque, questi viaggi, talvolta anche negli stessi luoghi, hanno prodotto letteratura. Quella del nostro Paese è una bellezza che non è soltanto da ammirare, ma che evoca sogni, fantasie, e che, soprattutto, ha mistero, perché in Italia, attraverso gli scavi archeologici e ricerche, appaiono continuamente delle opere totalmente imprevedibili, dai Bronzi di Riace al Satiro Danzante. Da noi non c'è un percorso ‘fossile' come potrebbe accadere in Francia o in Grecia. È normale, quindi, che le nuove scoperte siano raccontate con nuovi libri di viaggio". Assodato che il legame tra cultura e geografia è molto stretto, la letteratura può servire da volano per il turismo e lo sviluppo del territorio?"In Italia ci sono cose che non tutti conoscono, ma che continuamente appaiono in tv o sui media. Ci sono altri luoghi che sono stati sottovalutati e che possono essere rivalutati, come è accaduto a Salemi. Oggi, infatti, Salemi è una meta di viaggio che un tempo non era e questo si deve a me che ne sono il testimone diretto. In Italia abbiamo dei luoghi in cui il turismo è stato favorito dalla letteratura, come Taormina con Von Liebe, Capri con Fersen, Spoleto con Menotti e ora Salemi con Sgarbi. Ci sono luoghi che trovano proprio nelle persone che li abitano, o che li raccontano, un'ulteriore capacità di rivelare qualche cosa che c'era e che non era stata espressa. Come d'altronde è il mio caso specifico come sindaco di Salemi". Ci spieghi meglio..."Ho aggiunto una città come Salemi alle mete di viaggio e ho scavato fino a trovare delle cose nascoste. Certo, tutto sommato, non sono stato il primo a farlo, perché c'è la Sicilia che ha raccontato Goethe e che Goethe ha fatto diventare tale, e c'è, anche, una Capri che è divenuta tale grazie a quel movimento di omosessuali che l'hanno resa particolarmente curiosa". I libri come il suo e, anche se in chiave differente, periodici e guide di viaggio servono a far conoscere i luoghi e a diffonderne la cultura e la bellezza."Il mio libro in particolare, ma i libri di viaggio in generale, sono frutto delle condizioni di affinità di spirito fra i luoghi e le persone". Il suo libro ha il pregio, tra le altre cose, di svelare posti e tesori nascosti agli occhi dei più."Ho preferito non descrivere cose già conosciute, cercando e raccontando quelle meno note. C'è solo un capitolo un po' differente dagli altri. È la parte del libro che riguarda Venezia e che ho preferito mettere in appendice perché è il capitolo più organico. Lì c'è una descrizione precisa, chiesa per chiesa e museo per museo, delle opere d'arte più importanti. L'ho messo in appendice perché troppo diverso rispetto al resto, il libro ha un percorso rapsodico e capriccioso. Molti rimarranno colpiti dalla scoperta di opere e luoghi che non si sarebbero aspettati fossero così belli". In che modo, nel suo lungo percorso, si è innamorato dei luoghi che descrive?"Ho seguito una donna che era Ilaria del carretto, una scultura meravigliosa di Jacopo della Quercia, che mi venne voglia di andare a vedere in coincidenza perfetta con l'inizio del mio viaggio in Italia. Un viaggio che non ha niente a che fare con la voglia d'indipendenza e scoperta degli adolescenti. Io ho cominciato il mio viaggio a diciannove anni, quando ho preso la patente e mi hanno regalato l'automobile". E questo libro racconta luoghi che ha visto durante quel viaggio?"Ho cominciato a viaggiare a quell'età e da allora non mi sono mai più fermato, guidando per chilometri e chilometri da solo o con amici. In quel viaggio, la mia prima tappa fu Lucca con Ilaria del carretto, dove c'è questa donna che dorme, che è una figura quasi vivente e che è forse la prima immagine che io ho visto". Quale esperienza legata ai luoghi che racconta, ricorda con emozione?"In seguito, in diverse occasioni, negli anni settanta - per la precisione era l'estate del '72 - sono arrivato fino a Reggio Calabria per vedere le opere di Antonello da Messina, e lì, un custode volle farmi entrare in una stanza per vedere delle cose appena scoperte. Erano i Bronzi di Riace: distesi, come sopra barelle, incrostati, ma intatti. Erano stati scoperti da due settimane e nessuno sapeva ancora nulla di queste meraviglie. È stata un'esperienza così forte e così straordinaria che corrisponde poi a quello che dicevo prima, e cioè che l'Italia è il luogo in cui la bellezza non è data una volta per tutte, ma può continuamente riemergere. Nel libro racconto questa conoscenza intima e segreta, poi trasformatasi nel mito di questi eroi dell'arte". Se dovesse fare un viaggio con un personaggio della letteratura o della fantasia, con chi partirebbe?Probabilmente Baudelaire. Baudelaire è l'autore di una delle frasi più belle sul viaggio: ‘Il vero viaggiatore è colui che parte per partire'. il vero viaggiatore non va in luogo perché ha qualcosa da fare, ma ci va perché non può stare fermo. Perché nel viaggiare c'è una condizione dello spirito". Perché proprio Baudelaire?"Perché Baudelaire era uno che sicuramente si sarebbe rotto i coglioni dappertutto. Da questo punto di vista penso che sarebbe stato un ottimo compagno di viaggio, un fanatico. Avrebbe voluto rimanere in albergo mentre io andavo in giro, oppure fermarsi a un caffè mentre io andavo a vedere i monumenti. Era talmente preoccupato della sua interiorità. Sarebbe stato il viaggiatore opposto a me: un viaggiatore che non è curioso di vedere, ma che ha un suo mondo tutto dentro di sé. Credo che fosse lui a parlare di viaggi che si possono fare guardando la carta geografica, senza andare nei luoghi". Ha spesso descritto il suo, come un viaggio nel divertimento nel senso latino di divertere, cioè cambiare strada, deviare il proprio tragitto. Gli itinerari che descrive possono essere seguiti da tutti?"Non è di certo un percorso facile. Penso però, che viaggiando in auto, il mio libro potrebbe essere complementare alla guida del Touring. Si potrebbe consultare come una guida un po' particolare e non considerarlo come un libro da leggere. Se per caso ci s'imbatte in un posto di cui parlo, come molti che ho segnalato in Romagna, in Puglia o a Trieste, potrebbe suggerire qualche elemento in più, un consiglio diverso, che integra quello che la guida gli indica seguendo uno schema preciso".
In cosa differiscono gli itinerari che lei suggerisce da quelli delle classiche guide? "Nessuna guida manderebbe qualcuno a vedere la libreria antiquaria di Trieste dove lavorava e scriveva poesie Umberto Saba. Una comune guida suggerirebbe un tour preciso di Trieste, la mia dà un elemento in più. Proprio la libertà totale da schemi e il piacere dell'emozione di aver fatto alcune esperienze, mi ha indotto a raccontarle. Le suggerisco al lettore viaggiatore perché mi auguro che possa provare quelle stesse emozioni vivendo l'atmosfera di quei luoghi. La mia è una guida d'arte. A Sant'Arcangelo di Romagna, oltre al pittore Guido Cagnacci e alla Biblioteca Comunale, tra le altre cose faccio riferimento ad alcune storie e poesie di Tonino Guerra, e ad alcune frasi scritte sui muri di un'osteria. Sono frasi che ben descrivono il clima di quel luogo. Quindi, rispetto alle altre guide, c'è questa suggestione legata luoghi che può rendere ricco d'interesse un posto che apparentemente non lo è. È complementare a una guida tradizionale perché è una guida di emozioni, una guida fatta col cuore".
Ricorda il suo primo viaggio, magari fatto con la scuola... "Sì, siamo andati a Siena. Un viaggo per vedere i monumenti di Siena, con la solita scolaresca. Una condizione, quello del viaggio con la scuola, che io ritengo la peggiore per visitare un luogo. Della visita a Siena io ricordo la musica di Barry White, le luci azzurre del pullman e la fidanzata di un compagno più grande di me che stavo corteggiando. La mia Siena è stata questa, non ricordo nient'altro, il che vuol dire che dove mi hanno portato nulla è rimasto nei miei occhi, né Simone Martini né altri. Non c'è stata nessuna capacità di persuasione culturale".
Il suo viaggio ideale è insieme con una donna? "Nel viaggio, ovviamente, la condizione di solitudine non è propizia ma c'è una possibilità di trovare comunità, perché le città sono anche persone, sono anche incontri, e da questo punto di vista uno può anche andar da solo. È evidente, però, che il viaggio con una donna diventa un modo per far divenire ‘condominiale' il bene. Condividere un'opera d'arte e le emozioni che suscita in qualche modo accresce la sua capacità di esprimere bellezza".
Lei è un tipo che viaggia più con la testa o col corpo? "Con la testa e fisicamente".
Ma tra un libro, un convegno e un incontro di lavoro, viaggia anche con la fantasia? "La fantasia la uso poco...".
È un tipo razionale quindi... "Totalmente. La realtà è più che sufficiente".
Se un viaggiatore avesse a disposizione solo ventiquattr'ore per visitare il nostro Paese, a quali città darebbe la priorità nel consigliarlo? "Torino è la più bella città d'Italia dal punto di vista urbanistico, e poi direi Ferrara e Napoli. È evidente che uno potrebbe far fatica a non vedere città come Roma, Firenze o Venezia, ma quelle sono città universali. Sono città del mondo più che dell'Italia.
Le foto di questo servizio sono di Antonio Androsiglio
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Alessandro Cecchi Paone: esploratore dei tempi moderni |
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Written by Junio Tumbarello
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Conosciuto dal grande pubblico per i suoi documentari, le trasmissioni come "La Macchina del Tempo" o "Appuntamento con la storia" e i suoi viaggi su Marcopolo, il canale di cui è direttore di rete su Sky, Alessandro Cecchi Paone, classe 1961, gira il mondo in lungo e in largo per lavoro e per passione. Per chi non lo sapesse ha debuttato "in bianco e nero" nel 1977 sulla Rai come conduttore di un tg per ragazzi. Oggi, tra un documentario e un impegno televisivo, è professore di Storia, Teoria e Tecnica del Documentario all'università di Milano Bicocca e Napoli Suor Orsola Benincasa, e insegna giornalismo, marketing e comunicazione culturale in alcuni master di prestigiosi atenei italiani. Assieme a lui gli italiani hanno potuto conoscere, tra le altre cose, il tragitto di Ulisse, il viaggiatore per antonomasia e le gesta di Alessandro Magno, di cui Cecchi Paone sta ancora cercando la tomba. Utility Magazine ha chiesto al noto giornalista ed esploratore, di raccontare la sua vita in viaggio, alla scoperta della storia e delle meraviglie del mondo. Che importanza ha il viaggio nella tua vita?"Il viaggio per me non si limita a essere un elemento importante ma è l'asse portante. Io sono in viaggio per lavoro praticamente da 35 anni. La mia professione di documentarista, giornalista, reporter ed esploratore, mi ha portato e mi porta tuttora in giro per tutto il mondo. Senza contare la quotidianità che è fatta di riunioni, incontri, convegni, congressi e che mi costringe a viaggiare ininterrottamente. Il viaggio è la mia vita, anche perché rappresenta un perno della mia sfera personale e privata". Tra i tanti luoghi in cui hai vissuto, uno di questi è la Spagna. "Sì, perché i miei amori femminili e maschili, sono sempre stati anch'essi "fuori porta". Non sono stato stanziale neanche in quello. La mia prima fidanzata era persiana. La donna con cui sono stato sposato per sette anni era spagnola, due ragazzi siciliani e uno olandese. Insomma per me il viaggio è veramente il perno dell'esistenza, sia professionale che privata." Ricordi qualcosa del tuo primo viaggio?"Tutta la mia famiglia era fatta di viaggiatori. Per passione e necessità. Ricordo sempre di aver viaggiato, magari in auto da una parte all'altra d'Italia per andare a trovare parenti e amici. Il viaggio più bello che io ricordi è quello fatto a Venezia. Era il primo viaggio in aereo -dovrei avere avuto tra i dodici e i tredici anni- in compagnia dei miei e di mio fratello. Perché mi è rimasto impresso proprio quello? Eravamo tutti insieme, la prima volta in una grande città e con in aereo. Fu una sorta di battesimo del viaggio e lo ricorderò sempre". E il viaggio più brutto?"Devo dire di essere un uomo fortunato. Di viaggi terrificanti non ne ricordo: certo c'è stato qualche spostamento per lasciare una persona per una storia d'amore finita o perché qualche parente anziano, come è nella logica della vita, è venuto meno. È chiaro che, facendo questo mestiere, mi è capitato di ammalarmi durante qualche giro per il mondo mentre giravo dei documentari. Nel deserto della Mauritania mi è venuta la febbre a quarantuno gradi e quando sono salito sull'aereo dell'Air France a Nouakchott, mi è sembrato il paradiso. Insomma nessuna non ricordo nessuna esperienza catastrofica legata ai viaggi che ho compiuto fortunatamente".
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Intervista a “Il Gruppetto” de “La famiglia Lo Cicero” di Zelig |
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Written by Roberta Cicero e Junio Tumbarello
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Se, come diceva il filosofo francese Henry Bergson, la comicità è tale perché in essa è insito necessariamente qualcosa di umano, allora loro di umanità ne hanno da vendere. I "loro" in questione sono Emanuela D'Antoni, Giorgia Lo Grasso, Giuseppe Sorgi e Rosario Terranova, i simpatici e bravi componenti de " Il Gruppetto", noto per le esilaranti esibizioni de " La famiglia Lo Cicero" sui palchi di Zelig e del Maurizio Costanzo, oltre che per le loro tournee teatrali in giro per l'Italia. Palermitani doc ma dotati di una comicità dai ritmi internazionali, i quattro attori che non nascondono la loro intima vocazione teatrale hanno letteralmente sfondato il piccolo schermo grazie agli sketch dei coniugi Lo Cicero, la cui figlia vuole diventare ingegnere, e che loro vorrebbero, invece, velina, letterina o concorrente del Grande Fratello: chiave del successo dei tempi moderni. Proprio "Il Gruppetto" calcherà il palcoscenico dei Parioli dal 6 aprile al 18 aprile 2010. A Rosario Terranova, alias "signor Lo Cicero" abbiamo chiesto di raccontarci la storia de "Il Gruppetto" e un'anticipazione sui progetti per il futuro dei simpatici componenti del noto gruppo comico.
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In viaggio con Gene Gnocchi, intervista al comico fidentino |
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Written by Junio Tumbarello
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Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire. Queste parole di Ennio Flaiano sembrano calzare a pennello alla visione del viaggio di Gene Gnocchi, personalità eccentrica, simpatica, conduttore e volto comico e irriverente della televisione italiana. Il comico fidentino, attore per Lina Wertmuller nel film "Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica" ha raccontato ad Utility Magazine la sua idea di viaggio e un po' della sua vita personale. Innamorato di Flaiano, dinamico pantofolaio, calciatore, avvocato, Gene ha svelato al nostro giornale con chi desidererebbe partire in un viaggio immaginario e il luogo ideale - oltre alla sua Fidenza in provincia di Parma - dove si trasferirebbe. Proprio in Sicilia, alle falde dell'Etna, il conduttore di "Gnok Calcio Show" su Sky, ha realizzato il suo primo servizio tv. E a Gennaio 2010 tornerà nell'Isola con la sua tournè.
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