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La ricerca si fa al museo da Vinci di MIlano PDF Print E-mail
Written by redazione   
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L'interno del museo Leonardo da Vinci di MilanoIl museo come luogo dove fare anche ricerca. È quanto accade al Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano che apre un vero laboratorio gestito assieme all'Università degli studi milanese doce i visitatori possono discutere con i ricercatori mentre sono impegnati nelle loro alchimie. "Disturbate lo scienziato" è lo slogan ma anche il modo più sicuro per far conoscere e capire che cosa stia facendo e, soprattutto, perché. Non si tratta di una bizzarria per attrarre spettatori ma il frutto del piano europeo "NanoToTouch" (sostenuto dal VII° programma quadro dell'Unione sotto l'ombrello di "scienza e società") che coinvolge sei musei, dalla Svezia all'Italia, coordinato dal Deutsches Museum di Monaco di Baviera. Tre di questi, coltre a Milano e Monaco anche Gothenburg, aprono un laboratorio (Open Nano Lab) mentre Mechelen, Tartu e Napoli aree di comunicazione.
Tutti sono mirati ai molti aspetti delle nanotecnologie. Nel nuovo laboratorio milanese vi lavoreranno in permanenza cinque ricercatori di vario livello. "Il nostro obiettivo - precisa Paolo Milani direttore del Centro interdisciplinare materiali e interfacce nanostrutturate dell'Università meneghina - è sviluppare nuove celle fotovoltaiche utilizzando il biossido di titanio invece del silicio, capaci di produrre più energia. I visitatori sono liberi di entrare in laboratorio e di chiederci spiegazioni di ogni nostra azione, del loro perché, dei passi da compiere per arrivare al risultato. E noi spiegheremo come affrontiamo la nuova tecnologia compresi gli impatti ambientali che può avere".

Il progetto europeo è distribuito nell'arco di due anni ma ci sono già le premesse per proseguire ben oltre. "L'esperimento è il primo del genere in Italia - precisa Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo - ed è importante per far conoscere direttamente la scienza e lo scienziato mentre opera, con gli ostacoli da affrontare ma anche con gli entusiasmi che lo animano per conquistare qualcosa di nuovo. Questa è la vera frontiera per un'istituzione come la nostra il cui scopo è accendere interesse nei giovani perché si impegnino in un campo, quello scientifico e tecnologico, appunto, fondamentale per il futuro del Paese. E le nanotecnologie rappresentano quanto di più affascinante si possa immaginare per il domani coinvolgendo nelle applicazioni i settori più disparati: dai medicinali ai motori".

Il programma europeo segue un'esperienza pilota condotta al Deutsches Museum di Monaco di Baviera, il più importante museo europeo per la tecnologia. "Dopo alcuni mesi di attività - dice Wolfgang Heckl, direttore generale dell'istituzione tedesca e professore di nanotecnologia all'Università bavarese - il 90 per cento dei visitatori voleva entrare nel laboratorio e interagire con i ricercatori. L'esperienza ha dimostrato che in questo modo la scienza diventa più attraente e comprensibile anche nei suoi risultati". Per arrivare all'obiettivo i ricercatori coinvolti si sono preparatu per essere all'altezza, nel modo più efficace, del contatto con il pubblico. Il Museo milanese ha formato gli scienziati "addestrandoli" per interagire con i visitatori e trasferire loro, con i metodi più appropriati, argomenti e processi in corso non sempre facili da tradurre per i non addetti ai lavori.

 

 

 

 

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