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La Macchietta, arte napoletana PDF Print E-mail
Written by Giovanni Caraccio - g.caraccio@utilitymagazine.it   
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Si me vuliss’ bbene ‘o veramente nun me faciss’ sfrocolià d’a ggente…

Protagonisti della macchietta napoletanaSfido chiunque sopra i trent’anni, a non riconoscere i versi della Macchietta più popolare e più canticchiata di ogni altra. Non tutti, peraltro, sanno che la Macchietta è stata una vera e propria arte del “teatro minore” del repertorio artistico napoletano, con enorme popolarità e con poderoso seguito di pubblico, in Italia ed all’estero. Nasce e fiorisce nei due decenni a cavallo dell’800 e del ‘900, quando a Napoli si diffonde la moda del Caffè-Concerto, importata dalla fascinosa Parigi. Era, quest’ultimo, un genere di spettacolo inizialmente ideato per l’intrattenimento dei clienti di principali caffè e nelle sale da tè più modaiole della città, ma che, visto lo straordinario successo popolare, si spostò rapidamente nei teatri, pur conservando il nome originario.

Si trattava di spettacoli spesso divisi in due tempi, con “quadri” rappresentati in ordine di importanza: i primi erano animati da divette eccentriche e da cantanti minori, da miseri illusionisti e da guitti, che lasciavano lo spazio finale alle vedette, alle “sciantose” ed agli artisti più attesi. Era la moda della belle époque, e la popolarità dello spettacolo dipendeva da pochi ma importanti nomi di attori e cantanti. Tra essi, a Napoli, alla vigilia della Grande Guerra, spopolavano Nicola Maldacea e Raffaele Viviani, considerati i veri inventori della Macchietta. Si trattava di un genere canzonettistico-comico, una sorta di monologo musicato che sbeffeggiava e sferzava i più diffusi e svariati esemplari della fauna umana. Figlia naturale della canzone umoristica, la macchietta aveva per oggetto un “tipo” (la mantenuta, il ballerino, il deputato, il prete, l’esattore delle tasse, il guappo, lo sciupafemmine, il gagà, ecc.) presentato in modo caricaturale, esasperandone e deformandone il modo di esprimersi, di pensare, i caratteri fisici, comportamentali e psicologici.

La macchietta napolatanaEra intrisa di allusioni, spesso oscene, di doppi sensi, di lievi volgarità, ma anche di spunti ironici, comici, sfacciatamente ridicoli, grotteschi, paradossali. Fu lo stesso Nicola Maldacea (1870-1945), celeberrimo attore e canzonettista napoletano, a dare la definizione più coerente delle sue creazioni: "Come un disegnatore, mi ripromettevo di dare al pubblico un'impressione immediata schizzando il tipo, segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti. Da ciò l'origine della parola macchietta, che è propria dell'arte figurativa: schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate un luogo o una persona in modo da darne un'impressione efficace con la massima spontaneità caricaturale". Fra le più applaudite macchiette di Maldacea, si ricordano Elegante, Il servitore, ‘O jettatore, Il balbuziente, ‘O paglietta, Il Conte Flick, ‘O ‘mbriaco, Il madro, ‘O sbruffone, L’ommo ‘e core, ‘O studente, Il superuomo, ‘O rusecatore (il maldicente). Erano macchiette i cui autori (poeti, commediografi e giornalisti) avevano nomi celebri: Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Armando Gill, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo, Ugo Ricci, Rocco Galdieri, Trilussa.

Nino TarantoIl recitativo, comico e buffo, aveva un accompagnamento musicale orecchiabile, in genere con ritornelli facilmente assimilabili, anch’essi spesso firmati da musicisti illustri come Vincenzo Valente o Salvatore Gambardella. Di sapore leggermente più acre erano le macchiette interpretate da Raffaele Viviani (1888-1950), che pure va annoverato tra i precursori del genere di cui trattiamo: i suoi personaggi avevano forse una più immediata aderenza alla realtà quotidiana della Napoli dei primi del ‘900, e talvolta svelavano, accanto alla comicità della macchietta, lati di profonda inquietudine ed amarezza. Tra le macchiette che lo resero celebre ricordiamo ‘O scopatore, ‘O scugnizzo, ‘O guappo ‘nnammurato, ‘O mariuncello. Altrettanto famose divennero le macchiette rappresentate nei teatri d’oltreoceano, in particolare presso il pubblico composto dagli emigrati di origine napoletana a New York: è incredibile quanto successo seppe raccogliere Eduardo Migliaccio (1882-1946) con le sue performance destinate all’enorme comunità italo-americana degli anni ’20 e ’30.

Migliaccio (nome d’arte: Farfariello) riscuoteva uno straordinario seguito di pubblico e di critica: otteneva buoni guadagni e favorevoli e spesso entusiastiche recensioni, per le sue macchiette divenute celebri tra i rappresentanti di ogni ceto sociale, soprattutto italo-americani che si riconoscevano nel suo spettacolo, nel quale venivano trattati, in chiave parodistica ed esilarante, i temi dell’emigrazione italiana nel Nord America nei primi decenni del secolo, nonché gli aspetti linguistici dell’idioma napoletano-angloamericano. Tornando in Italia, la Macchietta ha avuto, nel corso del tempo, importanti interpreti, sia a Napoli che altrove: abbiamo già citato, nel verso in testa all’articolo, Nino Taranto (1907-1986), con il suo Ciccio Formaggio, il personaggio dello sciocco innamorato, a cui la fidanzata taglia i pizzi della paglietta; non meno successo ebbe con il Barone “cornuto” Carlo Mazza, e con Agata (tu mi tradisci!), ancora oggi distrattamente canticchiata da molti; non possiamo trascurare un cenno al grande Ettore Petrolini, con il suo Gastone, o ancora a Peppino Villani, Virgilio Riento, Aldo Fabrizi e l’immenso Totò, che merita uno spazio a parte per la vastità del suo repertorio comico.

Ci piace per ultimo citare un artista dei giorni nostri, che ancora delizia le platee di tutta Italia (e non solo) con la sua superba interpretazione di un’infinità di macchiette celebri: parliamo del beneventano Vittorio Marsiglia, artista eclettico e capace di trasformarsi con estrema disinvoltura nei personaggi più diversi e più “strani”. Forse è l’ultimo rappresentante di quella tradizione espressiva che ha dominato le scene dei nostri teatri per anni ed anni, entusiasmando più generazioni: quel teatro semplice, diretto, vivacissimo, che diverte e coinvolge con genuina comicità, che offre all’attenzione dello spettatore, attraverso la Macchietta, il lato debole e ridicolo dei comuni personaggi della strada, sminuendo in via definitiva la tendenza moderna a far ridere a tutti i costi, utilizzando spesso bieche volgarità. Per chi ne volesse sapere di più, citiamo volentieri il delizioso libello di Vittorio Paliotti “La Macchietta”, Napoli, Ed. Bideri, 1977 (purtroppo difficile da trovare), di cui si riproduce la copertina (nella foto in alto a destra).

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ASCOLTA IL BRANO  "Maggia curà"

M'aggia cura'.  Questo brano, inciso nel 1940 per La Canzonetta, è firmato da uno dei binomi più popolari della canzone napoletana: Gigi Pisano, poeta e paroliere, e Giuseppe Ciofi, musicista. I due fecero coppia fissa dal 1934, firmando grandi canzoni. Le loro specialità sono le 'macchiette', diventate famose anche grazie ad un interprete ineguagliabile come Nino Taranto che canta anche questo brano.

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Scarpetta De Filippo: una famiglia speciale PDF Print E-mail
Written by Giovanni Caraccio *   
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Eduardo De Filippo e PulcinellaScrivere di Teatro italiano non avrebbe alcun senso se non si facesse riferimento a quella famiglia napoletana che, dalla metà del XIX secolo e fino ai giorni nostri, ha prodotto con continuità alcuni tra i "mostri sacri" dei nostri palcoscenici: la famiglia Scarpetta e la sua naturale prosecuzione con la famiglia De Filippo.

Quando, nel 1984, insieme agli amici della Compagnia amatoriale "Baracca & Burattini" cominciammo a rappresentare le commedie di Eduardo Scarpetta nei teatri romani, la gran parte del pubblico non conosceva molto di questo Autore. Solo alcune delle sue opere (Miseria e Nobiltà, Il Medico dei Pazzi, ‘Nu Turco Napulitano) erano state offerte al grande pubblico attraverso la rivisitazione cinematografica, con il supporto della mitica interpretazione del grande Totò; ma talvolta non era neanche nota l'origine teatrale di tali opere, e taluni pensavano fossero nate come sceneggiature per il grande schermo.

Col passare degli anni, sempre più spesso, nelle sale romane ed in tutta Italia le opere di Scarpetta sono andate comparendo nei cartelloni dei Teatri, attraverso le rappresentazioni di nomi più o meno noti, e con un repentino crescendo di consenso di pubblico. E insieme alle rappresentazioni teatrali, sono andate intensificandosi le trasmissioni televisive di alcune pièces di Scarpetta, così come le ricerche biografiche su questo grande Autore e sulla sua famiglia.

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Comicità e non solo al teatro Orione PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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Il teatro Orione "Pippo Spicuzza"Grandi nomi nazionali del teatro e della televisione, ma anche interpreti siciliani, spettacoli tratti da piece dei più importati autori italiani e poi ancora risate, momenti di riflessione e monologhi che offrono uno sguardo sulla società attuale.
Il nuovo programma del teatro palermitano Orione "Pippo Spicuzza", quindi, propone un calendario ricco di proposte diverse, che cercano di soddisfare le esigenze di tutti gli spettatori.

Il primo appuntamento di prestigio che apre la nuova stagione teatrale è il 28 novembre con un nome conosciuto dal grande pubblico: Paolo Villaggio che con il suo "Il profumo delle lucciole" di fatto fa slittare ancora una volta di un altro po' il suo addio al palcoscenico. Il ruolo che vestirà è quello che l'attore genovese ama interpretare negli ultimi tempi: il "povero vecchio" che dall'alto del suo vetusto trono dirà la sua su tutto e tutti.
Per chi ama i personaggi sfornati dal fortunato programma televisivo di Zelig l'appuntamento da non perdere è il 12 dicembre, quando sul palco salirà Paolo Migone, che con "Completamente spettinato" affronterà in chiave umoristica le difficoltà di relazione e di comunicazione, in particolare tra i due sessi. Ancora risate in programma il 31 gennaio con l'irriverente Gene Gnocchi che in "Cose che mi sono capitate" rifletterà all'interno di un'auto fermo in un autolavaggio sulla sua vita: dalla nascita del figlio ventriloquo, al rapimento subìto dalla mafia russa. "Sketch e Soda" è l'altro spettacolo surreale portato in scena dai due comici Lillo & Greg che il 13 marzo che faranno un'incursione tra i loro sketch più divertenti.
Altri due nomi noti che si presenteranno in scena al teatro Orione saranno Tosca D'Aquino e Sebastiano Somma che proporranno un omaggio a Edoardo De Filippo, con "Io, Eduardo De Filippo", uno spettacolo con le musiche curate da Eugenio Bennato. Maddalena Crippa interpreterà "E pensare che c'era il pensiero" (in programma il 27 febbraio) scritto da Giorgio Gaber e Sandro Luporini: uno spettacolo che rappresenta un ritorno a un teatro musicale da camera ironico.

Ma non ci saranno solo i grandi nomi nazionali. Anche la Sicilia avrà il suo spazio con due proposte : il 19 dicembre "Dentro le mura" con Stefania Zappalà e Alessio Barone che, con la regia di Antonio Bonanno, mettono in scena due monologhi sotto lo stesso titolo. Protagonisti dello spettacolo saranno due giovani, in apparenza perdenti e costretti all'interno di una città.
Infine la chiusura della stagione teatrale il  10 aprile con lo spettacolo "Uomini e donne", un monologo firmato e interpretato da Gerardo Di Liberto, che è anche il curatore del cartellone del teatro Orione Pippo Spicuzza, nel quale si analizza il comportamento di entrambi i sessi.

 

 

 

 

 

 

 
Sabah e la palma Clandestina PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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Un'immagine di una delle coreografie dello spettacoloSdradicata dalla propria terra e costretta a vivere in un paese non suo, dove viene colpita da una grave malattia che la porta lentamente e inesorabilmente alla morte. È la storia, triste e vera, della palma, l’albero più caratteristico dei paesi mediterranei che in Sicilia rischia l’estinzione a causa di un coleottero parassita – il punteruolo rosso – che la sta divorando.

Sensibile al tema ecologico e al rispetto dell’ecosistema di ogni paese, la danzatrice, coreografa e regista Sabah Benziadi ha ideato uno spettacolo dedicato a questo tema, dal titolo “La palma clandestina”. Sette le coreografie che riprendono le fasi di vita della palma “clandestina”: la nascita, la crescita, lo sradicamento, il trasporto verso una nuova terra e la morte.

Anche i costumi ideati per lo spettacolo sono originali: riportano poesie scritte in arabo sui temi della Natura e dell’Amore. In 65 minuti, danze individuali si alternano a quelle di gruppo, esaltando la collettività dell’azione scenica in un unicum continuo. Le coreografie circolari che simboleggiano la ciclicità della vita producono effetti visivi ed emozionali di suggestiva spettacolarità.



 
Le origini del teatro a Palermo PDF Print E-mail
Written by Chiara Di Dino   
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Il Teatro Massimo di Palermo

La tradizione del teatro musicale a Palermo risale al XVII secolo. Negli anni in cui veniva edificato il Massimo, il teatro d’opera era il luogo dove i ceti emergenti si recavano per mangiare, parlare, bere, giocare d’azzardo e ascoltare talora l’opera. Il problema di dotare la città di un suo teatro fu avvertito già dal viceré Caracciolo, che, nei suoi programmi, inserì anche l’edificazione di un teatro di pianta larga e fastoso, da edificare fuori dalla Porta di Maqueda. La valenza del progetto di Caracciolo era molteplice: il teatro era il luogo più consono alla maniera di vivere dei nobili, era, inoltre, anche un veicolo per avvicinare il livello culturale della città di Palermo a quello delle altre città europee . La voglia di teatro del resto era diventata una costante nelle città italiane all’indomani dell’Unità. Fu così che nel 1862, mentre era sindaco di Palermo il Marchese di Rudinì, una commissione scelse di edificare il teatro Massimo in un’area occupata da congregazioni religiose.
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Le voci di Didone al teatro antico di Segesta PDF Print E-mail
Written by Elisabbetta Cannone   
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Il mito in scena. Ancora una volta al Calatafimi Segesta Festival torna sul palcoscenico la rappresentazione classica, una delle carte vincenti e più apprezzate dal pubblico che decide di “ripercorrere” la storia seduti sulle suggestive e antiche pietre delle gradinate, potendo godere tra l’altro di uno scenario assolutamente suggestivo come quello offerto dal teatro Antico di Segesta. Lo spettacolo previsto per questa sera (l’inizio è alle 19.30 con una replica domani sera alle 21 e sabato con un alba: alle 5 del mattino) è “Le voci di Didone”. La storia è quella della regina di Cartagine innamorata di Enea essendone corrisposta, che viene lasciata perché nel protagonista maschile prevale il senso del dovere, chiamato com’è dal destino a proseguire il proprio viaggio e fondare una nuova città. Una foto dell'attrice Galatea Ranzi

A interpretare Didone ci sarà una delle attrici italiane più talentuose e di successo: Galatea Ranzi per la regia di Marco Andriolo. Uno spettacolo che attraverso la narrazione della stessa Didone offre agli occhi dello spettatore la storia del viaggio intrapreso da Enea e dai suoi compagni di avventura attraverso il mare, elemento che unisce, ma inevitabilmente divide. Una rappresentazione drammaturgica che prendendo le mosse dagli scritti di Virgilio fino a Marlowe indaga e organizza nella forma di messa in scena l’ampio repertorio dedicato alla figura della regina di Cartagine. Un ritratto reso ancora più prezioso dall’interpretazione di Galatea Ranzi che nella sua già lunga carriera (iniziata giovanissima nel 1987) ha saputo legare il proprio nome a progetti e opere di qualità di autori come Luca Ronconi, Massimo Castri, Theodoro Terzopulos, Pietro Carriglio o – nel cinema – ai fratelli Taviani, Cristina Comencini, Peter Del Monte, Michele Placido, Giuseppe Piccioni, John Irving. “Le voci di Didone” rappresenta anche una prima assoluta per il Calatafimi Segesta Festival e fa parte del progetto “Forme e musica per risognare il mito - Mito e sogno nel teatro interattivo”, direttamente promosso dall’assessorato regionale ai Beni culturali - Soprintendenza di Trapani e messo in scena dal Teatro Biondo Stabile di Palermo. Ma quello di domani è solo uno degli appuntamenti dedicati all’universo Eneide. Fino a domenica 23 agosto, dalle 20 alle 24, al Centro San Francesco - antico convento nel cuore di Calatafimi - si potrà visitare la mostra “Eneide – La stanza del mare”: una video-installazione di Franca Rovigatti e Bruno Capezzoli, riprese e fotografie Luigi Cinque, postproduzione Stefano Cormino.

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