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Il 5 agosto "Io, Giovanni Alamia" in scena a villa Pantelleria PDF Print E-mail
Written by Redazione   
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Io - Giovanni Alamia con Rosario TerranovaColtivare la 'memoria' è importante, come importante è tenere sempre desti i ricordi del nostro passato e di coloro che hanno contribuito a non smarrire la nostra identità siciliana e la nostra preziosa cultura e lingua dialettale. È questo l'intento dello splendido spettacolo della memoria "Io Giovani Alamia" di Rosario Terranova, che andrà in scena il 5 agosto al Parco di villa Pantelleria. Giovanni Alamia, specchio della palermitanità, ha fatto divertire, riflettere ed emozionare i siciliani degli anni '80 attraverso la sua poliedricità artistica. I testi di Alamia cantano l'infinito amore per la sua Terra, ma anche il disagio di nascere in un luogo spesso dimenticato, sensazione che accomuna i Palermitani e i Siciliani in genere, il senso di 'sicilitudine' che ci fa essere abitanti di un'Isola non troppo isolata. Una Sicilia dagli innumerevoli volti e contraddizioni, una Sicilia che si inventa i giorni come momenti di perpetuo teatro, di farsa, tragedia, melodramma o di semplice canzone. Una Sicilia che è segregata geograficamente e che pervade di sofferenza ogni abitante che vi risiede il quale, investito dalla immensa luminosità e dai colori della natura, si chiude sempre più in se stesso e fa di sé un'isola nell'Isola. Una Sicilia 'odi et amo' in cui ogni abitante è pervaso da un'unica consapevolezza: 'nec tecum nec sine te vivere possum' che lo stesso Alamia ha espresso nella sua canzone Trazzieri: ... 'ti salutu Palermo, vista i luntanu sì chiù biadda, ciao mamà un ti preoccupare, cu nesci arrinesci, u proverbio un sbaglia mai...'
Attraverso la voce di Rosario Terranova, cantante e attore comico appartenente a 'Il Gruppetto', accompagnato dalla sua band composta da un chitarrista, Carlo Di Vita, un tastierista, Rosario Ferrante, un contrabbassista, Daniele Riso, un violinista dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, Antonino Alfano, un percussionista, Vincenzo Castellana, saranno ripercorse le canzoni più belle dell'innumerevole repertorio che hanno fatto di Giovanni Alamia un'artista amato dalla Sicilia tutta.
Le canzoni di Alamia sono pregne di elementi che accomunano tutti i siciliani, inoltre l'uso della lingua dialettale, compresa da tutti i siciliani, opera un'azione di 'conservazione' e, allo stesso tempo, di 'diffusione' di uno strumento di comunicazione, insito nel nostro essere siciliani, che è ancora attuale, ma che rischia di perdere la sua forza comunicativa se non coltivata e praticata e, a tal proposito, Ignazio Buttitta, poeta siciliano affermava: 'un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua avuta in dote dai padri... e me ne accorgo ora, mentre accordo la chitarra del dialetto che perde una corda al giorno'.

Lo spettacolo e i musicisti raccontati da Rosario Terranova

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Giovanni Alamia.
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In volo con Il Gruppetto: successo di pubblico ai Parioli PDF Print E-mail
Written by Giovanni Caraccio   
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Successo di pubblico per Il Gruppetto ai ParioliUn crescente successo di pubblico ha accompagnato la rappresentazione romana dell'esilarante spettacolo "Volo 747" che IL GRUPPETTO ha portato al Teatro Parioli di Roma dal 6 al 18 aprile scorso. Nel tempio delle novità del panorama comico del teatro italiano, diretto ormai da decenni da Maurizio Costanzo, e trampolino di lancio delle nuove proposte, la compagnia teatrale siciliana ha saputo sostenere il passo con un pubblico esigente, confermando la capacità e l'esperienza di chi sa "tenere" il palcoscenico.

Non sono nuovi al grande pubblico, i componenti de IL GRUPPETTO: insieme dal 1999, hanno maturato esperienze teatrali e televisive, riuscendo ad emergere e a presentarsi a quella sempre più ampia platea di giovani e meno giovani che apprezza le nuove forme di comicità. Si pensi alle partecipazioni nei vari teatri palermitani (Orione e Lelio) o di Roma (De' Cocci, Agorà, Sala Umberto, o allo storico Ambra Jovinelli) ovvero a trasmissioni televisive come "Sipario", "Seven Show", fino all'approdo a "Zelig", programma cult per artisti comici di successo.

Dopo una serie di importanti collaborazioni ed esperienze, con registi come Pippo Spicuzza e Pino Quartullo, e con talent scout come Serena Dandini, oggi IL GRUPPETTO si presenta nella sua nuova formazione, con la regia ed i testi di Giuseppe Sorgi, e l'interpretazione del quartetto composto dallo stesso Giuseppe Sorgi, e da Rosario Terranova, Emanuela D'Antoni e Giorgia Lo Grasso.

Lo spettacolo rappresentato al Parioli di Roma utilizza una formula nuova e di sicuro successo: "Volo 747" simula - con un accurato allestimento scenico che riproduce la cabina di un aereo di linea vista dalla parte del viaggiatore - un viaggio in aereo, dove il pubblico fa da passeggero, e durante il quale l'equipaggio (gli interpreti) si adoperano per organizzare una serie di spettacolini di intrattenimento, che peraltro - ed è qui l'idea vincente - non risultano comici per i loro testi, ma per la voluta approssimazione con cui vengono interpretati, e per la caratterizzazione di ciascun personaggio. E allora avremo la hostess che, nel tentativo di essere più possibile professionale, tradisce le sue ambizioni erotico-sentimentali verso i passeggeri più attraenti; il Comandante che nel perseguire il massimo gradimento dei passeggeri si trova a dover interpretare il ruolo di un improbabile Romeo al cospetto di una ancor più improbabile Giulietta; una attempata passeggera con trascorsi nel mondo dello spettacolo che si sente in obbligo di partecipare all'allestimento dello spettacolo, offrendo interpretazioni ormai non più consone alla sua età, e così via.

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La Macchietta, arte napoletana PDF Print E-mail
Written by Giovanni Caraccio - g.caraccio@utilitymagazine.it   
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Si me vuliss’ bbene ‘o veramente nun me faciss’ sfrocolià d’a ggente…

Protagonisti della macchietta napoletanaSfido chiunque sopra i trent’anni, a non riconoscere i versi della Macchietta più popolare e più canticchiata di ogni altra. Non tutti, peraltro, sanno che la Macchietta è stata una vera e propria arte del “teatro minore” del repertorio artistico napoletano, con enorme popolarità e con poderoso seguito di pubblico, in Italia ed all’estero. Nasce e fiorisce nei due decenni a cavallo dell’800 e del ‘900, quando a Napoli si diffonde la moda del Caffè-Concerto, importata dalla fascinosa Parigi. Era, quest’ultimo, un genere di spettacolo inizialmente ideato per l’intrattenimento dei clienti di principali caffè e nelle sale da tè più modaiole della città, ma che, visto lo straordinario successo popolare, si spostò rapidamente nei teatri, pur conservando il nome originario.

Si trattava di spettacoli spesso divisi in due tempi, con “quadri” rappresentati in ordine di importanza: i primi erano animati da divette eccentriche e da cantanti minori, da miseri illusionisti e da guitti, che lasciavano lo spazio finale alle vedette, alle “sciantose” ed agli artisti più attesi. Era la moda della belle époque, e la popolarità dello spettacolo dipendeva da pochi ma importanti nomi di attori e cantanti. Tra essi, a Napoli, alla vigilia della Grande Guerra, spopolavano Nicola Maldacea e Raffaele Viviani, considerati i veri inventori della Macchietta. Si trattava di un genere canzonettistico-comico, una sorta di monologo musicato che sbeffeggiava e sferzava i più diffusi e svariati esemplari della fauna umana. Figlia naturale della canzone umoristica, la macchietta aveva per oggetto un “tipo” (la mantenuta, il ballerino, il deputato, il prete, l’esattore delle tasse, il guappo, lo sciupafemmine, il gagà, ecc.) presentato in modo caricaturale, esasperandone e deformandone il modo di esprimersi, di pensare, i caratteri fisici, comportamentali e psicologici.

La macchietta napolatanaEra intrisa di allusioni, spesso oscene, di doppi sensi, di lievi volgarità, ma anche di spunti ironici, comici, sfacciatamente ridicoli, grotteschi, paradossali. Fu lo stesso Nicola Maldacea (1870-1945), celeberrimo attore e canzonettista napoletano, a dare la definizione più coerente delle sue creazioni: "Come un disegnatore, mi ripromettevo di dare al pubblico un'impressione immediata schizzando il tipo, segnandolo rapidamente, rendendone i tratti salienti. Da ciò l'origine della parola macchietta, che è propria dell'arte figurativa: schizzo frettoloso, che renda con poche pennellate un luogo o una persona in modo da darne un'impressione efficace con la massima spontaneità caricaturale". Fra le più applaudite macchiette di Maldacea, si ricordano Elegante, Il servitore, ‘O jettatore, Il balbuziente, ‘O paglietta, Il Conte Flick, ‘O ‘mbriaco, Il madro, ‘O sbruffone, L’ommo ‘e core, ‘O studente, Il superuomo, ‘O rusecatore (il maldicente). Erano macchiette i cui autori (poeti, commediografi e giornalisti) avevano nomi celebri: Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Armando Gill, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo, Ugo Ricci, Rocco Galdieri, Trilussa.

Nino TarantoIl recitativo, comico e buffo, aveva un accompagnamento musicale orecchiabile, in genere con ritornelli facilmente assimilabili, anch’essi spesso firmati da musicisti illustri come Vincenzo Valente o Salvatore Gambardella. Di sapore leggermente più acre erano le macchiette interpretate da Raffaele Viviani (1888-1950), che pure va annoverato tra i precursori del genere di cui trattiamo: i suoi personaggi avevano forse una più immediata aderenza alla realtà quotidiana della Napoli dei primi del ‘900, e talvolta svelavano, accanto alla comicità della macchietta, lati di profonda inquietudine ed amarezza. Tra le macchiette che lo resero celebre ricordiamo ‘O scopatore, ‘O scugnizzo, ‘O guappo ‘nnammurato, ‘O mariuncello. Altrettanto famose divennero le macchiette rappresentate nei teatri d’oltreoceano, in particolare presso il pubblico composto dagli emigrati di origine napoletana a New York: è incredibile quanto successo seppe raccogliere Eduardo Migliaccio (1882-1946) con le sue performance destinate all’enorme comunità italo-americana degli anni ’20 e ’30.

Migliaccio (nome d’arte: Farfariello) riscuoteva uno straordinario seguito di pubblico e di critica: otteneva buoni guadagni e favorevoli e spesso entusiastiche recensioni, per le sue macchiette divenute celebri tra i rappresentanti di ogni ceto sociale, soprattutto italo-americani che si riconoscevano nel suo spettacolo, nel quale venivano trattati, in chiave parodistica ed esilarante, i temi dell’emigrazione italiana nel Nord America nei primi decenni del secolo, nonché gli aspetti linguistici dell’idioma napoletano-angloamericano. Tornando in Italia, la Macchietta ha avuto, nel corso del tempo, importanti interpreti, sia a Napoli che altrove: abbiamo già citato, nel verso in testa all’articolo, Nino Taranto (1907-1986), con il suo Ciccio Formaggio, il personaggio dello sciocco innamorato, a cui la fidanzata taglia i pizzi della paglietta; non meno successo ebbe con il Barone “cornuto” Carlo Mazza, e con Agata (tu mi tradisci!), ancora oggi distrattamente canticchiata da molti; non possiamo trascurare un cenno al grande Ettore Petrolini, con il suo Gastone, o ancora a Peppino Villani, Virgilio Riento, Aldo Fabrizi e l’immenso Totò, che merita uno spazio a parte per la vastità del suo repertorio comico.

Ci piace per ultimo citare un artista dei giorni nostri, che ancora delizia le platee di tutta Italia (e non solo) con la sua superba interpretazione di un’infinità di macchiette celebri: parliamo del beneventano Vittorio Marsiglia, artista eclettico e capace di trasformarsi con estrema disinvoltura nei personaggi più diversi e più “strani”. Forse è l’ultimo rappresentante di quella tradizione espressiva che ha dominato le scene dei nostri teatri per anni ed anni, entusiasmando più generazioni: quel teatro semplice, diretto, vivacissimo, che diverte e coinvolge con genuina comicità, che offre all’attenzione dello spettatore, attraverso la Macchietta, il lato debole e ridicolo dei comuni personaggi della strada, sminuendo in via definitiva la tendenza moderna a far ridere a tutti i costi, utilizzando spesso bieche volgarità. Per chi ne volesse sapere di più, citiamo volentieri il delizioso libello di Vittorio Paliotti “La Macchietta”, Napoli, Ed. Bideri, 1977 (purtroppo difficile da trovare), di cui si riproduce la copertina (nella foto in alto a destra).

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ASCOLTA IL BRANO  "Maggia curà"

M'aggia cura'.  Questo brano, inciso nel 1940 per La Canzonetta, è firmato da uno dei binomi più popolari della canzone napoletana: Gigi Pisano, poeta e paroliere, e Giuseppe Ciofi, musicista. I due fecero coppia fissa dal 1934, firmando grandi canzoni. Le loro specialità sono le 'macchiette', diventate famose anche grazie ad un interprete ineguagliabile come Nino Taranto che canta anche questo brano.

GUARDA IL VIDEO "Maggia Curà" su Utility Magazine

GUARDA IL VIDEO "O Guappo 'nnamorato" di Nino Taranto

 

 
Scarpetta De Filippo: una famiglia speciale PDF Print E-mail
Written by Giovanni Caraccio *   
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Eduardo De Filippo e PulcinellaScrivere di Teatro italiano non avrebbe alcun senso se non si facesse riferimento a quella famiglia napoletana che, dalla metà del XIX secolo e fino ai giorni nostri, ha prodotto con continuità alcuni tra i "mostri sacri" dei nostri palcoscenici: la famiglia Scarpetta e la sua naturale prosecuzione con la famiglia De Filippo.

Quando, nel 1984, insieme agli amici della Compagnia amatoriale "Baracca & Burattini" cominciammo a rappresentare le commedie di Eduardo Scarpetta nei teatri romani, la gran parte del pubblico non conosceva molto di questo Autore. Solo alcune delle sue opere (Miseria e Nobiltà, Il Medico dei Pazzi, ‘Nu Turco Napulitano) erano state offerte al grande pubblico attraverso la rivisitazione cinematografica, con il supporto della mitica interpretazione del grande Totò; ma talvolta non era neanche nota l'origine teatrale di tali opere, e taluni pensavano fossero nate come sceneggiature per il grande schermo.

Col passare degli anni, sempre più spesso, nelle sale romane ed in tutta Italia le opere di Scarpetta sono andate comparendo nei cartelloni dei Teatri, attraverso le rappresentazioni di nomi più o meno noti, e con un repentino crescendo di consenso di pubblico. E insieme alle rappresentazioni teatrali, sono andate intensificandosi le trasmissioni televisive di alcune pièces di Scarpetta, così come le ricerche biografiche su questo grande Autore e sulla sua famiglia.

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Comicità e non solo al teatro Orione PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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Il teatro Orione "Pippo Spicuzza"Grandi nomi nazionali del teatro e della televisione, ma anche interpreti siciliani, spettacoli tratti da piece dei più importati autori italiani e poi ancora risate, momenti di riflessione e monologhi che offrono uno sguardo sulla società attuale.
Il nuovo programma del teatro palermitano Orione "Pippo Spicuzza", quindi, propone un calendario ricco di proposte diverse, che cercano di soddisfare le esigenze di tutti gli spettatori.

Il primo appuntamento di prestigio che apre la nuova stagione teatrale è il 28 novembre con un nome conosciuto dal grande pubblico: Paolo Villaggio che con il suo "Il profumo delle lucciole" di fatto fa slittare ancora una volta di un altro po' il suo addio al palcoscenico. Il ruolo che vestirà è quello che l'attore genovese ama interpretare negli ultimi tempi: il "povero vecchio" che dall'alto del suo vetusto trono dirà la sua su tutto e tutti.
Per chi ama i personaggi sfornati dal fortunato programma televisivo di Zelig l'appuntamento da non perdere è il 12 dicembre, quando sul palco salirà Paolo Migone, che con "Completamente spettinato" affronterà in chiave umoristica le difficoltà di relazione e di comunicazione, in particolare tra i due sessi. Ancora risate in programma il 31 gennaio con l'irriverente Gene Gnocchi che in "Cose che mi sono capitate" rifletterà all'interno di un'auto fermo in un autolavaggio sulla sua vita: dalla nascita del figlio ventriloquo, al rapimento subìto dalla mafia russa. "Sketch e Soda" è l'altro spettacolo surreale portato in scena dai due comici Lillo & Greg che il 13 marzo che faranno un'incursione tra i loro sketch più divertenti.
Altri due nomi noti che si presenteranno in scena al teatro Orione saranno Tosca D'Aquino e Sebastiano Somma che proporranno un omaggio a Edoardo De Filippo, con "Io, Eduardo De Filippo", uno spettacolo con le musiche curate da Eugenio Bennato. Maddalena Crippa interpreterà "E pensare che c'era il pensiero" (in programma il 27 febbraio) scritto da Giorgio Gaber e Sandro Luporini: uno spettacolo che rappresenta un ritorno a un teatro musicale da camera ironico.

Ma non ci saranno solo i grandi nomi nazionali. Anche la Sicilia avrà il suo spazio con due proposte : il 19 dicembre "Dentro le mura" con Stefania Zappalà e Alessio Barone che, con la regia di Antonio Bonanno, mettono in scena due monologhi sotto lo stesso titolo. Protagonisti dello spettacolo saranno due giovani, in apparenza perdenti e costretti all'interno di una città.
Infine la chiusura della stagione teatrale il  10 aprile con lo spettacolo "Uomini e donne", un monologo firmato e interpretato da Gerardo Di Liberto, che è anche il curatore del cartellone del teatro Orione Pippo Spicuzza, nel quale si analizza il comportamento di entrambi i sessi.

 

 

 

 

 

 

 
Sabah e la palma Clandestina PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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Un'immagine di una delle coreografie dello spettacoloSdradicata dalla propria terra e costretta a vivere in un paese non suo, dove viene colpita da una grave malattia che la porta lentamente e inesorabilmente alla morte. È la storia, triste e vera, della palma, l’albero più caratteristico dei paesi mediterranei che in Sicilia rischia l’estinzione a causa di un coleottero parassita – il punteruolo rosso – che la sta divorando.

Sensibile al tema ecologico e al rispetto dell’ecosistema di ogni paese, la danzatrice, coreografa e regista Sabah Benziadi ha ideato uno spettacolo dedicato a questo tema, dal titolo “La palma clandestina”. Sette le coreografie che riprendono le fasi di vita della palma “clandestina”: la nascita, la crescita, lo sradicamento, il trasporto verso una nuova terra e la morte.

Anche i costumi ideati per lo spettacolo sono originali: riportano poesie scritte in arabo sui temi della Natura e dell’Amore. In 65 minuti, danze individuali si alternano a quelle di gruppo, esaltando la collettività dell’azione scenica in un unicum continuo. Le coreografie circolari che simboleggiano la ciclicità della vita producono effetti visivi ed emozionali di suggestiva spettacolarità.



 
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