| Una lezione di Pupi Avati a giovani talenti |
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| Written by Annalisa Arcoleo |
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There are no translations available. ![]() Teatro 6 di Cinecittà . È qui che Pupi Avati, regista e autore di innumerevoli film, l'ultimo dei quali "Il papà di Giovanna" con Silvio Orlando, Francesca Neri e Alba Rohrwacher, ha tenuto una agli studenti dell'ACT Multimedia, accademia che forma i nuovi filmmaker e attori del domani. Il lieve ritardo con cui arriva all'appuntamento non smorza l'entusiasmo con cui i ragazzi accolgono il cineasta. L'inizio della lezione è ritardata dalle lamentele di Avati per le luci, effettivamente indirizzate solo verso di lui, cosa che non gli permette di vedere i ragazzi in faccia, ma presto si trova la soluzione all'inconveniente. Al suo fianco Vittorio Giacci, presidente dell'ACT, che introduce l'incontro con un breve discorso di presentazione, e Daniele Pettinari, regista e insegnante di regia. La parola passa quindi ad Avati, che diverte i ragazzi con un racconto sul suo breve passato da jazzista, il suo fallimento e del suo amore per il cinema nato con la visione del film "Otto e mezzo", di Federico Fellini. Una premessa per iniziare un discorso più ampio: la passione non basta, è il talento che porta avanti. "Tutti i ragazzi di questa scuola posseggono passione, voglia di farcela, ma non tutti hanno il talento necessario - dice Avati -. E questo non è negativo. Ognuno di noi - continua Avati -, è speciale, unico, irripetibile. E ha un talento. Bisogna solo scoprire quale".
E lo stesso regista ne è un esempio: se avesse seguito solo la sua passione, non avrebbe probabilmente mai scoperto il suo vero e unico talento registico. Quindi non bisogna mai fermarsi alla prima scelta, non è detto che quella sia la strada giusta. E qualunque cosa si scelga di fare, non mai arrendersi, nemmeno quando ci sono porte chiuse in faccia. Lo stesso Avati ammette che molti grandi talenti non vengono riconosciuti al primo provino. Tuttavia, come continua a raccontare il cineasta, qualche anno fa, decise di puntare su un ragazzo di nome Stefano. Un ragazzo con tanta voglia di diventare attore, che per tanto tempo perseguitò Avati, finché non decise di portarlo in America per un piccolo ruolo in un suo film. Nonostante il giovane non conoscesse i termini tecnici, non avesse mai studiato recitazione, dizione, avesse un marcato accento bolognese, quel ragazzo piacque tantissimo proprio per la sua spontaneità . E tutt'ora continua a farci emozionare con le sue interpretazioni. Lui è Stefano Accorsi.
Ma Avati confessa di non essere stato da meno. Neanche lui al suo primo film aveva idea di cosa stesse facendo. Nonostante la sua prima sceneggiatura, mandata a numerose case di produzione e scritte insieme ad amici con il sogno comune della regia, non fosse mai stata presa in considerazione, o in alcuni casi respinta, non si demoralizzò. Trovò i soldi necessari per la produzione del film e iniziò a girare. La lezione del regista continua con ricordando ancora con un po' di vergogna il suo primo ciack, quando non conoscendo la procedura giusta di "Motore, partito, ciak, azione", facendo una magra figura con tutta la troupe.
Il finanziamento del suo primo film, "Balsamus, l'uomo di Satana", gli arrivò da Ariano Nanetti, meglio conosciuto come Bob Tonelli, scelto in precedenza da Avati per la parte da protagonista. Durante una telefonata tra i due, Avati espose l'idea del suo film e Nanetti rispose: "Mi dia quarantotto ore". Tempo necessario perché Nanetti si presentasse con un misterioso uomo albino in giacca e cravatta, e assegni da milioni di lire.
Avati fu così in grado di dare il suo primo ciak. E poi eccoli i consigli di Avati ai ragazzi su come presentarsi ai provini: non essere demoralizzati, non essere pessimisti di una sicuro insuccesso e se dovesse succedere, non trovare scuse inutili per sentirsi meglio. La soluzione c'è e si chiama studio, acquistare sicurezza, camminare a testa alta, credere di potercela fare. E poi non cercare già dall'inizio, dal primo provino al ruolo importante, tutti iniziano con particine, se si è bravi e si ha talento alla fine si emerge. Quando si da spazio alle domande, i ragazzi dimostrano tutta la loro curiosità . Infine, il regista si offre per le foto, venendo assalito dagli allievi.
Ma all'ACT Multimedia le lezioni di cinema e di vita non sono finite. Il prossimo professore a salire in cattedra è un altro grande maestro del cinema italiano: Carlo Verdone.
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