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Poco 3D per Alice: istruzioni per l'uso per il film di Burton |
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Written by Junio Tumbarello
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Il ballo della deliranza, non avere più la moltezza di una volta, il perché un corvo assomigli a una scrivania: sembrerebbero frasi sconclusionate ma, invece, sono alcune delle battute che vi rimarranno impresse se deciderete di andare a vedere " Alice in Wonderland" l'ultima opera di Tim Burton. Bellissima scenografia, splendidi costumi, un eccezionale Johnny Depp, ma se vi aspettate strabilianti effetti in 3D, lasciate perdere. E poi - perché possiate avere le giuste istruzioni per l'uso - non aspettatevi la favola di Lewis Carroll. La pellicola del bravissimo Tim Burton è una rivisitazione in chiave onirica, gotica e quasi grottesca del leggendario romanzo di Lewis Carroll. Molto rivisitazione. Il make-up del regista alla favola di Lewis Carroll non soddisfa tanto le aspettative quanto l'occhio. Ambientazioni, la scenografia, i costumi e tutto il mondo delle Mervaglie sono davvero incantevoli, seppure nella loro decadenza dark ( con toni troppo elevati di scuro che con l'aggravante dei pesanti occhiali sfiorano la nebbia in sala), il racconto è un polpettone insapore che pesca a piene mani nel cartoon Disney pompando il tutto con toni epici buoni per una saga tolkeniana ma del tutto fuori luogo per Alice, al di là della tana del Bianconiglio.
La nostra Alice Kingsleigh ormai è diventata una donna, o quasi: vive nella capitale inglese, e non più nel famoso Paese delle Meraviglie, e ha diciannove anni. Per paura che la ragazza rimanga una zitella come la zia che ancora aspetta - nel film - il principe azzurro, i genitori le combinano il matrimonio con un sir, nobilotto inglese: Hamish Ascot, un giovanotto di nobile lignaggio e con qualche problema legato alla digestione e una dentatura da far spavento. Durante il ricevimento per annunciare a sorpresa il suo fidanzamento, Alice ascolta il ticchettio di un orologio e a un tratto vede un coniglio in doppiopetto che sembra che le voglia dire "sbrigati che il tempo stringe". Incuriosita, Alice si tuffa senza pensarci nella sua tana, attraversa ancora una volta "lo specchio" e scopre l'esistenza di quel mondo che sognava fin da quando era piccola. A Wonderland Alice ritrova tutti i principali personaggi della favola: il Coniglio Bianco, Pinco Panco e Panco Pinco, Toperchio, il Brucaliffo, lo Stregatto e il Cappellaio Matto e fa la conoscenza di personaggi come un  millepiedi di nome Absolem, la bellissima (a parte le sopracciglia) Regina Bianca e la sua dispettosa sorella maggiore, la Regina Rossa, e si avventura alla ricerca del suo destino. Ma, purtroppo, il tempo passa anche nel mondo dei sogni e Alice non si ritrova più nel fantastico Paese delle Meraviglie. Il Paese delle Meraviglie non è più gioioso e colorato, ma è un mondo dove impazza lo scontro tra la Regina Rossa e la sua virginale sorella Regina Bianca. Anche il Cappellaio Matto non è più quello di una volta: non è più un'esplosione di gioia e di libertà, ma è diventato un personaggio che ha molta paura della guerra tra queste due regine. E anche Alice è cambiata: non è più, infatti, una bambina ma una ragazza adulta in grado di andare alla guerra e di diventare una novella paladina che si schiera con la Regina Bianca e contro la sanguinaria tiranna Rossa. Morale: la sua esperienza tra la rocca buia della regina di cuori e il castello incantato della regina bianca, le permetterà di riscoprirsi una donna sicura di sé. Peccato, perché questo era uno dei film più attesi della stagione e l'ineluttabile confronto con Avatar, una volta svelata Wonderland non è nemmeno pensabile dal punto di vista tecnico. Su Alice vince anche e senza dubbio la favola dickensiana di a " A Cristhmas Carol". L'aver 3dizzato l' Alice di Burton solo in post-produzione mostra tutti i limiti: qui il 3D non è un fattore determinante per trascinare lo spettatore in un mondo artificiale, come nelle due pellicole che abbiamo citato, ma si riduce ad ingombrante accessorio più efficace come richiamo sulle locandine che non sul grande schermo. 1.400.000 Euro è l'incasso raggiunto nel primo giorno d'uscita dal film Alice in Wonderland di Tim Burton. Uscito in Italia in anteprima mondiale ieri, quest'incasso segna comunque un nuovo record per i film Disney, superando il precedente raggiunto con Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma, collocandolo, dopo NewMoon, tra i miglior incassi nel mercato italiano per un'uscita di mercoledì non festivo. Il film è uscito con oltre 700 copie, con un numero di copie in 3D che supera la metà del totale.
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Il 7 marzo la cerimonia degli Oscar |
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Written by Junio Tumbarello
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Manca una settimana agli Oscar. Saranno dieci quest'anno le pellicole candidate alla statuetta più importante, quello per il miglior film dell'anno. L' 82a edizione degli Oscars, i premi assegnati dall'americana Academy of Motion Picture Arts and Sciences, si terrà il 7 marzo a Los Angeles. Nella categoria miglior attore il super-favorito Jeff Bridges - nello splendido ruolo di un cantante country sul viale del tramonto - dovrà vedersela con Morgan Freeman in " Invictus" e George Clooney in " Up in the Air". In campo femminile, la gara per la miglior interprete vede in prima linea attrici come Meryl Streep, giunta alla sedicesima candidatura, un record assoluto, e Sandra Bullock che ha conquistato a 45 anni la sua prima nomination all'Oscar col film " The Blind Side". A una settimana dall'evento annuale più atteso dai cinefili di tutto il globo, la corsa per la vittoria nelle categorie miglior film e miglior regia sembra essere stata monopolizzata da due pellicole. I maestri delle cerimonie della serata saranno Steve Martin e Alec Baldwin, che sperano di ripetere il successo avuto l'anno scorso da Hugh Jackman. La gara, però, almeno secondo i bookmaker, è già chiusa tra le bombe di " The Hurt Locker" e le foreste aliene di " Avatar". Un testa a testa tra i registi Kathryn Bigelow e James Cameron, marito e moglie dal 1989 al 1991, anno del loro divorzio.
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Intervista a Radu Mihaileanu |
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Written by Orazio Bernardi
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Chi ha visto lo splendido e onirico "Train de vie" non potrà attendere molto prima di vedere il nuovo film di Radu Mihaileanu. Dal 5 febbraio arriva nelle sale "Il Concerto", in cui con gioia ritroviamo tutto lo slancio un po’ folle e fuori dalle righe che caratterizza il cinema del regista rumeno: emozioni amplificate senza vergogna, avventure rocambolesche ed assurde, umorismo e tragicità. Utility Magazine ha voluto farsi spiegare dal regista le rocambolesche avventure del protagonista del film e le forti emozioni che la pellicola suscita.
In questo film si insiste molto sulla risata, si ride molto. C'è il riso pungente della satira, il riso l fiberatorio del riscatto, però possiamo individuare la vera parola chiave del film nella parola "emozione"?, C'è in qualche modo una fierezza della rappresentazione dell'emozione, che va' al di là dell'ironia e delle risate?
"Questo film ha nell'animo il temperamento slavo, e noi dei paesi dell'Est abbiamo sempre la tendenza ad andare verso gli estremi, a superare i limiti e i confini. Questo purtroppo in ambito politico non ha creato delle situazioni particolarmente felici, ma invece in ambito culturale si, in varie forse di espressione artistiche come la letteratura, il teatro o la musica, e non abbiamo mai avuto paura di manifestare e descrivere l'emozione. In tanti paesi europei c'è invece una certa reticenza a manifestare le emozioni come se avessero di per se' qualcosa di negativo. In Francia, all'inizio della mia carriera di cineasta, mi sono domandato che tipo di attegiamento adottare nei miei film, finchè non mi sono lasciato andare ed ho deciso che non potevo reprimere me stesso per esprimere quello che sono. Alcuni definiscono i miei film "melodrammatici". Forse è vero, nel senso che comunque sono film che si sentono liberi di esprimere le emozioni. Io credo che sia importante non provare vergogna per nulla di quello che si fa' e di quello che ci succede, siano eventi piacevoli e divertenti o siano tragici. L'importante è continuare a ricevere e dare emozioni. Ecco perchè la parola emozione è così importante nel mio cinema, il quale non fa altro che riprodurre la vita, esaltandola e descrivendola in tutte le sue sfumature emotive, senza alcuna vergogna. Importante al pari dell'umorismo, che è l'unica arma che noi abbiamo contro tutte le barbarie, per poterci esprimere insieme alle nostre emozioni, non solo per noi stessi , ma soprattutto per il dialogo con gli altri. Io vivo per questo, per vivere emozioni forti e per farle provare agli altri: non solo emozioni banali o sciocche, ma anche emozioni intelligenti".
Da dove nasce il suo amore per la Russia e la cultura russa, e qual'è il suo rapporto con la cinematografia russa? Come ha scelto il cast?
"Molti paesi dell'est hanno avuto in passato un rapporto di distacco e lontananza con l'Unione Sovietica, ma adesso questi rapporti sono sfumati soprattutto per la Romania. Nonstante ciò, alcuni, tra cui il sottoscritto, sono riusciti a rendersi conto della differenza tra quello che era la cultura e il popolo russo e il regime sovietico, sono riusciti a fare dei distinguo ben precisi. E sono riusciti ad avvicinarsi alla cultura russa, la più grande del mondo, tant'è che se andate adesso a Mosca, vi renderete conto di come assomiglia sempre più ad una metropoli americana. Io sono cresciuto vedendo film russi, per questo ho un legame molto stretto col cinema russo e con i suoi registi, alcuni dei quali sono senza ombra di dubbio tra i migliori al mondo. La scelta del cast russo ha richiesto due mesi. Volevamo dei grandi nomi per l'assegnazione dei tre protagonisti russi, volevo assolutamente i più famosi, le grandi star russe. Il problema era che ogni volta che facevamo un provino, ognuno diceva: "Sono io la più grande star della Russia, sono io l'attore più famoso": si comportavano come i personaggi del mio film, sono tutti dei grandi impostori e dei grandi bugiardi. Alla fine avevamo individuato tre attori, ma non riuscivamo a capire se erano effettivamente i più famosi o no, poi ho avuto l'idea di far vedere le loro foto ad una decine di signorine che tutte le sere frequentavano il nostro albergo, per accompagnarci in camera a "leggerci dei libri", e vedere le loro reazioni per capire se realmente erano degli attori molto noti in Russia, e quindi in base al volere del popolo rappresentato da queste signorine sono riuscito a capire che sono veramente delle grandi star".
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In uscita il sequel di Alvin Superstar |
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Written by Annalisa Arcoleo
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Arriva il sequel di Alvin Superstar, precedentemente diretto da Tim Hill nel 2007. Il primo film riuscì a guadagnare più di trecentosessanta milioni di dollari, battendo persino I’m Legend. Il secondo capitolo viene affidato alla regia dell’ex attrice Betty Thomas, famosa per la sua vena comica. Protagonisti indiscussi i tre simpatici Chipmunks, scoiattolini alti 20 centimetri col dono del canto. Alvin, la star del gruppo, l’unico a indossare una maglia rossa sgargiante con una grande A stampata in giallo davanti. Simon, il più intellettuale, con una maglia blu e gli occhiali da vista. E Theodore, il più piccolo e il più dolce del gruppo, con la maglia verde.
Se nel precedente film abbiamo visto l’arrivo dei Chipmunks al successo, nel sequel riprendiamo proprio da questo punto, con delle importanti novità. Dave, infatti, l’uomo che si occupa di loro, deve rimanere per qualche tempo in ospedale in seguito a una caduta provocata proprio da Alvin.
Così i piccoli scoiattoli vengono affidati al nipote scansafatiche, Toby, eterno ragazzino, passa le sue giornate a giocare alla Nintendo Wii e vive nel rimorso di non aver mai dichiarato il suo amore alla sua ex compagna di classe al liceo. L’unica cosa che riesce a fare, più o meno bene, è portare i Chipmunks a scuola per la prima volta.
Qui verranno trattati come delle star dalle ragazze, innamorate di loro. I ragazzi mostreranno forti gelosie. Subiranno persino gli scherzi dei bulletti del liceo, finché Alvin non entrerà a far parte della squadra di basket. Questo porterà ad Alvin una maggiore notorietà, ma anche al distacco dai suoi fratelli che rimarranno delusi. Intanto, l’ex produttore musicale Ian Hawke trova tre “Chippette”, ovvero tre scoiattoline simili ai Chipmunks, anche esse grandi cantati. Decide di portarle al successo per vendicarsi di Alvin e per riavere il suo lavoro.
La storia si conclude prevedibilmente con un lieto fine, con la sconfitta di Iam e con l’unione dei Chipmunks con le Chippette. Un film girato con l’aiuto del digitale, che piace sia ai grandi che ai piccoli. Tutti siamo cresciuti con le storie di Alvin e dei suoi fratelli, ed entrambi i riadattamenti cinematografici non lasciano i fans scontenti. Uscita prevista per il 29 Gennaio 2010.
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Avatar, il capolavoro in 3D di James Cameron |
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Written by Annalisa Arcoleo
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Senza parole. Così il pubblico lascia la sala cinematografica dopo la visione di Avatar, attesissimo film ideato, diretto e prodotto da James Cameron. Ci sono voluti quindici anni per arrivare a questo. Quindici anni per creare un programma di montaggio che rendesse il 3D all’altezza delle aspettative del regista. Quindici anni per migliorare la macchina da presa, per far sì che il video assist mostrasse il risultato finale, invece della normale inquadratura. Un’idea nata nel 1995, ma messa da parte per portare a termine il colossal Titanic. Così, dopo la realizzazione di Titanic, Cameron iniziò a lavorare sul progetto Avatar. Decise di prendersi il tempo necessario, considerando che il costo stimato superava i 400 milioni di dollari, cifra irraggiungibile in quegli anni, perfino per Cameron. Iniziò a contattare i migliori del settore, dagli effetti speciali, alle riprese, agli attori. Compreso James Horner per la colonna sonora, il quale aveva già lavorato con Cameron in Titanic. E chiese al linguista Paul Frommer di creare una lingua “aliena”.
Inventò i costumi, la religione e le usanze di un popolo alieno chiamato Na’vi. Le riprese iniziate nel 2008 hanno portato alla realizzazione di un film che segna la nuova epoca del 3D. Quasi interamente girato in Perfomance Capture, Avatar è ambientato nel 2154 e racconta il tentativo da parte dell’esercito terrestre di conquistare il pianeta Pandora, ricco di minerali dal valore di 20 milioni di dollari al chilo. L’aria su Pandora non è respirabile per gli umani, che per questo hanno creato un Avatar, un ibrido tra un essere umano e un Na’vi, alto tre metri e dalla pelle blu. Nell’esercito, spicca la figura di Jake Sully, ex marine diventato invalido che, al comando del suo avatar, può correre di nuovo e sentirsi vivo. Riesce a introdursi tra i Na’vi grazie a Neytiri, una dei Na’vi che lo aiuterà a conoscere la sua gente , la sua cultura, la sua religione. I due finiranno per innamorarsi. Jake passa molto tempo tra i Na’vi, capisce che la connessione con la natura è bellissima, che è un popolo speciale e che non va distrutto. Si schiera così contro il proprio esercito e cerca insieme ai Na’vi di salvare Pandora.
Il film ha una durata di 156 minuti, ma tiene incollati gli spettatori alla poltrona per tutto il tempo, soprattutto per la bellezza delle immagini che, nonostante siano state realizzate in digitale, sembrano estremamente reali. Una spesa di oltre 200 milioni di dollari per ricreare un intero pianeta, per inventare una nuova cultura, una nuova lingua, per portare il movimento dell’attore su uno schermo e renderlo digitale e reale allo stesso tempo. E altri 150 milioni spesi per il marketing, con missione riuscita visto la curiosità generale scatenatasi tra il pubblico. Avatar non ha una storia che piace proprio a tutti, ma chiunque rimarrebbe affascinato dalle immagini. Per il grandissimo lavoro e per la straordinaria evoluzione del 3D, vale la pena di spendere 10 euro e 156 minuti della nostra giornata per vedere un capolavoro con cui tutti i futuri film di fantascienza in 3D dovranno confrontarsi. In arrivo varie nomination agli Oscar e un probabile primato: fin’ora Titanic rimane il film con maggiori incassi di tutti i tempi, imbattuto da tredici anni. Adesso, Cameron è sulla buona strada per scalzare il suo stesso film e salire sul podio con due suoi capolavori. In soli venti giorni di proiezioni in America, Avatar ha guadagnato così tanto da raggiungere il secondo posto. Adesso è arrivato anche in Italia e gli incassi saliranno ancora. |
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