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La pellicola Buried conquista il Sundance Festival PDF Print E-mail
Written by Elisabetta Cannone   
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Locandina del film Buried

È forse un caso unico se non raro quando un film riesce non solo a mettere d'accordo, ma perfino esaltare critica e pubblico. Un'impresa che è riuscita al regista spagnolo Rodrigo Cortés, 36 anni, che ha presentato al Sundance Festival di Robert Redford la sua settima pellicola Buried.
Novantaquattro minuti in una bara. Novanta di ossigeno. Un conto alla rovescia senza fine, illuminato da un accendino, una candela e dalla luce di un cellulare. Sulla scena, un solo attore - Ryan Reynolds - sepolto e la guerra fuori, sulla terra, nel deserto di un Iraq quasi invitante in confronto al buio. "Ho pensato. Qual è il film più economico che posso fare con il minor numero possibile di attori e solo una location? - ha detto Cortés prima che la pellicola fosse proiettata - Ecco. E' stata più o meno questa l'idea che ha portato al concepimento di Buried".

Il critico cinematografico Alex Billington una volta tornato a casa dopo la prima proiezione notturna di Buried si è messo a scrivere. Ne è venuta fuori una recensione esaltante. Tanto da non voler in alcun modo raccontare lo svolgimento del film. Le sue parole si accavallano emozionate, entusiaste, veloci: "Il film è fenomenale" ha scritto.

Del progetto si parlava già da un anno, anche se che il regista riuscisse a realizzarlo non era scontato. Al contrario, un'ora e mezza in una bara è un'impresa impossibile. Tanto che nessuno in Rete si sta prendendo la responsabilità dello spoiler. Nessuno racconta la trama nei particolari, nessuno rivela il finale. Tutto quello che è lecito sapere di Buried è che l'unico attore, Ryan Reynolds è un camionista in Iraq che, attaccato, si risveglia in una bara, sotterrata. Al buio e dopo aver urlato per i primi cinque minuti, trova un accendino e il suo cellulare. Questo l'incipit del film.

Ma la sceneggiatura, la regia, la recitazione e la storia promettono di essere già un cult. La critica lo ha definito "incredibilmente intenso" dal primo momento ai titoli di coda. Senza effetti speciali e senza le tre dimensioni, Buried è oscuro, claustrofobico, illuminato solo da una fiamma tremolante e dal display del cellulare. Essenziale, reale e senza blu né salti nel vuoto. Il miracolo di Buried è l'identificazione totale del pubblico nel protagonista. E un finale che rende il film un capolavoro di cui, sostengono gli esperti, si parlerà per molto tempo ancora. Prima della visione lo stesso Reynolds ha avvertito il pubblico di Park City: "Spero che a voi questo film piaccia tanto quanto io ho odiato girarlo".

 

 

 

 

 

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