| The Illusionist il fumetto diretto da Sylvain Chomet |
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| Written by redazione |
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There are no translations available. ![]() All'ultima Berlinale, dove è stato presentato fuori concorso, The Illusionist ha trionfato, anche se qualcuno, il critico dell'Hollywood reporter Kirk Honeycutt, ha previsto per il film scarse possibilità di successo fuori dai confini europei. "Adoro il Disney vintage degli Anni Sessanta - teorizza Chomet -, i miei titoli preferiti sono gli Aristogatti e La carica dei 101, secondo me esprimono un'energia artistica che il 3D non sempre permette di raggiungere. Per questo ho insistito per fare The Illusionist in 2D, sono convinto che questo sia il modo migliore per dare alla vicenda un tono etereo e per farla essere interessante anche nei momenti in cui non prevale l'azione". The Illusionist è ambientato alla fine degli Anni Cinquanta. Protagonista è un mago al tramonto, abituato a riproporre sul palcoscenico i suoi vecchi trucchi, ma sempre più minacciato dall'affermarsi di altri generi d'intrattenimento. Un giorno, in Scozia, durante una delle tante performance, appare Alice, che gli cambierà l'esistenza. Incantata da giochi e magie, la ragazzina inizia a seguire ovunque l'illusionista, il suo entusiamo crescente lo spingerà a ricambiarla con regali sempre più preziosi. Lui le racconta che sono frutto delle sue doti di prestigiatore, in realtà sono acquisti avventati che lo stanno portando alla rovina. Accantonato questo progetto, ne nacque un altro capolavoro (Playtime, la cui versione restaurata è stata presentata a Torino da Carlo Verdone) ma si capisce bene con quanta cautela la figlia Sofie abbia acconsentito alla ripresa del racconto: "Non le piaceva - racconta Chomet - l'idea che a calarsi nel personaggio fosse un attore in carne e ossa. L'animazione le è sembrata la soluzione migliore". La figlia di Tati è morta quattro mesi dopo il primo incontro con il regista e quindi non ha potuto vedere quanto sia tenera e divertente la trasfigurazione animata di suo padre. Per ottenerla Chomet ha lavorato a lungo: "Sono francese e naturalmente conoscevo alla perfezione l'universo cinematografico di Tati eppure, prima di mettermi al lavoro per The Illusionist, ho fatto moltissime ricerche sulla sua vita fuori dallo schermo". Così la storia di un mago al capolinea è diventata anche la storia di un cambiamento epocale, la cronaca di come i generi del music-hall e della rivista siano stati lentamente soppiantati da altri spettacoli. E di come le giovani generazioni abbiano sostiuito con i divi della musica, rock e leggera, la fascinazione per gli artisti del varietà . Tutti temi non propriamente infantili, difficili da sviluppare dentro i limiti di un disegno animato: "La domanda è stata: come riuscire a rendere attraente per i bambini un intreccio così adulto? Era una sfida eccitante, dovevo disegnare senza seguire le classiche regole dei film d'animazione". The Illusionist è la prova che la sfida è stata vinta e che con l'autore di Giorno di festa Chomet ha davvero qualcosa in comune.       |